di Antonio Leoni
Riteniamo che in questa fetta stretta e lunga della Bassa, dove la strategia ed il grande disegno di rinnovamento sono assenti da anni, anzi da decenni, si debba guardare senza pregiudizi al tentativo di congruità territoriale che il Presidente della Provincia di Cremona sta portando avanti -secondo indiscrezioni di stampa e per ora senza comunicazioni ufficiali – con la Provincia di Lodi, condannata dall’ultima finanziaria, e con il presidente della provincia di Mantova, Alessandro Pastacci, un giovane di 33 anni, già con un buon curriculum politico -amministrativo.
Ha ragione Salini quando afferma che la ridefinizione dei confini della Province – ed aggiungiamo dei confini delle Regioni- secondo criteri logici è un problema reale di questo Paese. Siamo altrettanto d’accordo sul fatto che porterebbe ad enormi vantaggi in termini di funzionalità. Ma dobbiamo anche osservare che una rivoluzione epocale come questa richiede un governo nel pieno della sua funzioni, risoluto ed al disopra degli interessi di parte.
Perché non può prevalere – altrimenti replichiamo tutti i guasti del liberismo selvaggio che ha portato il mondo al disastro attuale – soltanto il criterio della compatibilità economica: bisogna identificare le affinità sociali, culturali, storiche applicando in pieno il principio di sussidiarietà, nel senso che i nuovi confini non possono essere disegnati secondo l’arraffa arraffa e la prepotenza che caratterizza particolarmente la politica italiana di oggi.
L’idea di Salini può trovare consenso ed attuazione dove reggono Stato e Nazione. Le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia hanno purtroppo confermato che il Paese non è Stato e non è neppure o ancora nazione. Alla proposta di una più appropriata articolazione del tessuto amministrativo del Paese, oggi ci attende una immonda rissa parlamentare, tutta muscoli e lobbies, seggiolate e panza.
Può allora la revisione territoriale della fascia del Po governata da Salini e Pastacci partire dal basso, con il generoso volontarismo e il consenso del tutto particolare delle popolazioni interessate?
Mai dire mai. Se escludiamo ( e dobbiamo escludere, altrimenti non c’è ragionamento che tenga) che l’attivismo del presidente Salini sia promosso da un solletico elettorale, ovvero dal corrispondere al mai sopito anelito dei cremaschi al distacco dagli odiati cremonesi così trucemente rappresentati ( perché non si perda la memoria) nella sala degli Ostaggi dove Crema tiene il suo consiglio comunale.
Certo, molti interessi del territorio cremasco (ma non tutti: si consideri l’agricoltura , la magia del sistema delle acque), verso il lodigiano- milanese o verso il bergamasco. Casalasco e cremasco sono lontanissimi tra loro, sotto tutti i profili, costumi, cultura e storia, molto più distanti dei chilometri che li separano. E Cremona, in mezzo, non ha più una attrazione così forte da produrre la sintesi e l’omogeneizzazione di una provincia così impropria, stretta e lunga. Anche il settore primario, l’agricoltura, ha perso il peso di cento e persino di cinquanta anni fa.
D’altronde anche il mantovano che si specchia nel Po è ben diverso da quello che guarda al Garda. E poi… come si potrebbe pensare ad una revisione territoriale della Provincia di Cremona ignorando del tutto le relazioni -e stiamo al caso più semplice ed immediato – dei paesi che stanno appena al di là del ponte in ferro? L’idea di Massimo Terzi di una Cremona allargata oltre il ponte non era poi tanto peregrina, anche se nessuno la prese davvero sul serio. Il conflitto sul terzo ponte dimostra quanto diretti e collegati siano gli interessi delle due sponde.
Come la mettiamo poi con l’agricoltura della Bassa Bresciana?
Potremmo proseguire con il lungo elenco delle criticità da superare. Ma possiamo fermarci qui.. Da qualche parte si deve pur cominciare ed è giusto che Salini si rivolga a chi ritiene gli conceda il miglior ascolto. É però già assolutamente evidente che il progetto esposto da Salini non può produrre tutti i buoni effetti che si propone se non ottiene consensi, collaborazione, disponibilità anche da Piacenza, Bergamo, e Brescia, oltre che da Mantova e Lodi.
I rischi di qualche accordo sporadico e scollegato dal contesto – di qualche frittura prelettorale, per dirla schiettamente – è enorme. Nel passato hanno avuto esiti tragici sperimentazioni ben più modeste della grande rivoluzione proposta da Salini.
Eppure, non neghiamogli il diritto di andare in campo. Agisca con animo sgombro, occhio limpido e con la consapevolezza della complessità della partita. Davide tratti pure con i Golia che ci circondano. Ma sappia che la partita si gioca tutta o non si comincia nemmeno. Le pedine vanno mosse da tutti e su tutta la scacchiera.