Le regole auree dei media quando fa la guerra Israele

14 01 2009

Osservare le dodici verità, auree e infallibili, che i media sono obbligati ad adottare:

1 – In Medio Oriente, gli arabi attaccano sempre per primi, e Israele difende sempre sé stessa. Questa difesa si chiama “rappresaglia”.

2 – Né arabi, né palestinesi, né libanesi hanno il diritto di uccidere civili. Questo è “terrorismo”.
3 – Israele ha il diritto di uccidere civili. Questa si chiama “legittima difesa”.

4 – Quando Israele uccide civili in modo massiccio, le Potenze Occidentali le chiedono di farlo con cortesia o educazione. Questa si chiama “reazione della comunità internazionale”.

5 – Né i palestinesi né i libanesi hanno il diritto di catturare soldati israeliani all’interno di installazioni militari con sentinelle e postazioni di combattimento. Questo si chiama “rapimento di civili indifesi”.

6 – Israele ha il diritto di rapire tutti i palestinesi o i libanesi che vuole, e in ogni momento o luogo. Le cifre correnti sono di circa 10.000 prigionieri, di cui 300 bambini e 1.000 donne. Non c’è bisogno di nessuna prova della loro colpevolezza. Israele ha il diritto di tenere in carcere questi prigionieri sequestrati tutto il tempo che vuole, anche se si tratta di persone elette democraticamente dai palestinesi. Questa deve essere chiamata “incarcerazione di terroristi”.

7 – Ogni volta che viene menzionata la parola “Hezbollah”, è obbligatorio aggiungere, nella stessa frase, “sostenuta e finanziata da Siria e Iran”.

8 – Quando viene nominata Israele è assolutamente proibito aggiungere “sostenuta e finanziata dagli Stati Uniti”. Questo potrebbe dare l’impressione che il conflitto sia disuguale e che l’esistenza di Israele in fondo non è a rischio.

9 – In ogni dichiarazione su Israele, deve essere evitata ogni menzione delle frasi seguenti: “territori occupati”, “risoluzioni dell’Onu”, “violazioni dei diritti umani” o “Convenzione di Ginevra”.

10 – I palestinesi, come i libanesi, sono sempre “vigliacchi” che si nascondono dietro la popolazione civile, che li odia. Se dormono in alloggi militari insieme alle proprie famiglie, questo ha un nome: “vigliaccheria”. Israele ha il diritto di annientare con bombe e missili gli alloggi dove dormono. Questa deve essere chiamata un'”azione chirurgica, di alta precisione”.

11 – Gli israeliani parlano inglese, francese, spagnolo o portoghese meglio degli arabi. Ecco perché meritano di essere intervistati più frequentemente, e di avere migliori opportunità di spiegare diffusamente al pubblico le regole suddette, da uno a dieci. Questa si chiama “neutralità dei media”.

12 – Chiunque sia in disaccordo con le regole suddette deve essere bollato come un “terrorista antisemita molto pericoloso”.

Fonte: http://www.fpp.co.uk/online/09/01/media_rules.html – PUBBLICATO DA ANDREA CARANCINI A 5.47

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9 responses

14 01 2009
tualèt

questo decalogo…dodicitalogo mi ha fatto venire tanta tristezza…e io non sono una persona triste…

14 01 2009
vascello

Per la verità non sono chiare le ragioni di questa tristezza. É tale perchè si riconosce la verità, nei comportamenti dei media, di questo post o perché lo si contesta?

17 01 2009
vascello

“Circa 500 israeliani, tra cui varie decine di noti studiosi e artisti, hanno inviato una lettera, con timbro postale di Israele, agli ambasciatori stranieri, chiedendo “l’adozione immediata di misure restrittive e sanzioni” e tracciando un chiaro parallelo con la lotta anti-apartheid. “Il boicottaggio del Sudafrica”, hanno scritto, “si è dimostrato efficace. Mentre per Israele si usano guanti di velluto. Questo sostegno internazionale deve cessare”. Molti però non se la sentono di aderire a questa posizione, per ragioni emotive, complesse e comprensibili. Ma anche non pertinenti. Nell’arsenale delle armi non violente le sanzioni economiche sono tra le efficaci, perciò rinunciare a usare questi strumenti rasenta la complicità attiva( …)”.
“Dal 2006 si registra una continua esclalation dei comportamenti criminali di Israele: l’espansione degli insediamenti dei coloni, una guerra tracotante contro il Libano, la punizione collettiva del brutale embargo imposto a Gaza. Eppure contro Israele non si sono adottate sanzioni di nessun tipo, anzi, è avvenuto il contrario. Il pubblico in generale è al corrente delle forniture d’armi e degli aiuti, circa 3 miliardi di dollari l’anno, inviati dagli Usa a Israele. Meno noto è invece lo straordinario sviluppo dei rapporti diplomatici, culturali e commerciali di Israele con tutta una serie di altri Paesi alleati. Ad esempio, nel 2007 Israele è stato il primo Paese non latinoamericano invitato ad associarsi a Mercosur, il mercato comune dell’America meridionale. Nei primi nove mesi del 2008 le esportazioni israeliane in Canada sono aumentate del 45 per cento e si sta concludendo un nuovo accordo commerciale con l’Unione Europea per il raddoppio delle esportazioni di prodotti dell’industria alimentare israeliana. Infine, l’8 dicembre Israele ha ottenuto il potenziamento (upgrading) dell’accordo di cooperazione euro-israeliano (Eu-Israel Association Agreement), al quale anelava da tempo.
È in questo contesto che i leader israeliani hanno scatenato la loro ultima guerra, confortati dalla certezza di non andare incontro a costi significativi.
Naomi Klein (scrittrice canadese, stralci dell’articolo su L’Espresso del 22/1/09)

19 01 2009
vascello

Claudio Sabelli Fioretti scrive sul suo blog, sempre a proposito di Israele e di informazione:

“Pessimo spettacolo quello visto l’altra sera ad Annozero. O meglio, quello che hanno visto gli altri perché io non l’ho visto. E quindi non parlo. Ho visto solo l’attimo in cui Santoro ha svillaneggiato Annunziata e lei se ne è andata sdegnata non sopportando l’accusa di essere sostanzialmente una prezzolata. Però poi ho letto i giornali e quindi qualche riflessione posso farla. Per il conduttore di una trasmissione è sempre uno smacco se un ospite se ne va. Lo dissi anche quando successe proprio all’Annunziata con Berlusconi. Però noto molta esagerazione in tutte le reazioni. Leggo che la trasmissione era sbilanciata. Ma mi verrebbe da dire che quasi tutti i quotidiani sono sbilanciati, anche se in senso inverso. E sento di poter anche dire, perché l’ho dedotto fra le righe delle cronache, che a favore di Israele hanno parlato in tanti. Com’è questa storia? Qualcuno vuole raccontarla con obbiettività, se possibile? (csf)”

26 01 2009
flaminio cozzaglio

è di pessimo gusto fare battute su una tragedia vera come se fosse moggiopoli . Almeno in Italia la stampa è perfettamente padrona di scrivere ciò che vuole , e lo fa , anche contro la verità e il buon gusto , altro che deca o dode o ventimila regole . Quando succede , la stampa la camicia di forza se la mette da sola , ripeto , in Italia . Su questa terribile tragedia si potrebbe partire da due principi difficilmente contestabili , in ordine storico : la creazione di Israele nel 1948 , da parte delle nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale , tutte , Unione Sovietica compresa , fu un atto di politica criminale . Noi italiani , che entrammo volontariamente in guerra perchè sembrava una facile vittoria , piangiamo ancora oggi la perdita dell’Istria , cosa dovrebbero dire i palestinesi che non rompevano le palle a nessuno , nemmeno ai tanti ebrei che continuavano a emigrare da loro ? in base a quale responsabilità persero la loro terra ?
Ma la storia non si può rifare : secondo principio , per quanti torti abbiano subito , i palestinesi e gli arabi in genere riconoscano Israele .
Nel frattempo tutte le nazioni occidentali ricche , Italia compresa , disarmino completamente entrambe le parti , costa ma si può fare , mandino anche migliaia , se servono , dei loro soldati , a svolgere compiti di esercito e polizia , fin che i due nemici , senza spararsi , trovino un accordo sulla divisione . Ci vogliono 20 anni ? quello che serve , intanto la smettano di ammazzarsi .
Se qualcuno vuol rispondermi che sono un cretino , lo faccia , non sono permaloso e comunque prometto che non querelo nè chiedo danni .

10 02 2009
Controcorrente

L’ironia del “dodecalogo” è amara, ma certamente rispondente alla realtà.
Ne abbiamo avuta quotidiana conferma con i servizi di Pagliara per il TG1 durante il criminale assalto a Gaza: fedelmente riportava le veline delle agenzie di stampa israeliane… e si faceva riprendere con il giubbotto antiproiettile, cosa assolutamente inutile visto che i giornalisti erano obbligati a rimanere al confine della Striscia e quindi in zona sicura.
Purtroppo l’informazione è così indecentemente asimmetrica che i più, coloro che non hanno la pazienza o la possibilità di cercare le notizie su siti alternativi in rete, sono pesantemente influenzati nel loro giudizio.
Proprio internet contribuisce a liberarci dalla schiavità di mass media tanto servili verso i “poteri forti”: blog (ricordiamo quello di Vittorio Arrigoni, che per tutto il periodo dell’attacco ha abitato a Gaza City, sotto i bombardamenti), Youtube, siti indipendenti possono far emergere verità che altrimenti sarebbero taciute.
C’è da chiedersi, tuttavia, come sia possibile che uno staterello come Israele, che conta meno abitanti della Lombardia, possa avere tanta influenza nel mondo…

2 03 2009
Mike

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6 04 2009
B'Tselem

Testimonianze di B’Tselem.

Uccisi dalle fiamme nella loro casa bombardata dall’esercito – dalla voce di Ghada Riad Rajab Abu Halima, 21 anni.

Lo scorso 29 marzo, dieci settimane dopo aver fornito la propria testimonianza a B’Tselem, Ghada Abu Halima è morta in un ospedale egiziano per le ferite da contatto col fosforo bianco.

Fino alla settimana scorsa, vivevo con mio marito Muhammad, di 24 anni, e le nostre due bambine, Farah (3 anni) ed Aya (6 mesi) nel quartiere di as-Sifa, a Beit Lahiya. Abitavamo nella stessa casa dei genitori di Muhammad, Sa’dallah e Sabah Abu Halima, entrambi di 44 anni, insieme ai fratelli e alle sorelle di mio marito: Omar (18), Yusef (16), ‘Abd ar-Rahim (13), Zeid (11), Hamzah (10), ‘Ali (4) e la piccola Shahd (1 anno).

La nostra casa aveva due piani: al primo c’erano 250 metri quadri di magazzini, così vivevamo al secondo piano. Noi siamo contadini e possediamo della terra accanto a dove abitiamo.

Sabato sera [3 gennaio, N. d. R.], gli aerei israeliani lanciarono dei volantini invitando i residenti dell’area a lasciare le loro case. L’esercito aveva fatto la stessa cosa durante alcune precedenti incursioni e noi non avevamo abbandonato casa nostra, così anche quella volta decidemmo di fare lo stesso.

Intorno alle 4 del pomeriggio del giorno dopo, mentre tutta la famiglia era in casa, l’esercito cominciò a bombardare la nostra zona. Qualche minuto più tardi, delle bombe caddero sulla nostra abitazione. Scoppiò un incendio, e diversi membri della famiglia morirono tra le fiamme: mio suocero, la sua figlioletta Shahd e altri tre dei suoi figli – ‘Abd ar-Rahim, Zeid e Hamzah.

Mia suocera e i suoi figli Yusef, ‘Omar e ‘Ali soffrirono di ustioni. Il fuoco si propagò in tutte le stanze. Io reggevo mia figlia Farah, e anche noi due rimanemmo ustionate. A me andarono a fuoco i vestiti, e parte della mia pelle e di quella di Farah restò bruciacchiata. Per fortuna, la più piccola delle mie figlie, Aya, non fu toccata. Io mi strappai i vestiti di dosso e urlai che stavo bruciando. Ero nuda di fronte a tutti quelli che erano in casa. Il mio corpo era in fiamme e il dolore era insopportabile. Sentivo l’odore della mia carne che bruciava. Ero in condizioni orribili. Cercavo qualcosa per rivestirmi e non smettevo di gridare. Il fratello di mio marito si tolse i pantaloni e me li fece indossare. La parte superiore del mio corpo restò nuda finché mio marito non venne a coprirmi con la sua giacca.

Quindi corse in strada a cercare un’ambulanza o chiunque altro potesse aiutarci a portare fuori i morti e i feriti. Non riuscì a trovare alcun’ambulanza o veicolo dei vigili del fuoco. Vennero a aiutarci i suoi cugini, Matar e Muhammad-Hikmat Abu Halima, che vivono vicino a noi. Mio marito mi sollevò e Nabilah, sua zia, prese con sé Farah. Un’altra zia, che era giunta anche lei per aiutarci, prese Aya.

Muhammad, Farah, Nabilah con suo figlio ‘Ali, ‘Omar, Matar ed io salimmo tutti quanti su un carretto attaccato alla motrice di un camion. La guidava Muhammad Hahmat, dirigendosi vero l’ospedale Kamal ‘Adwan. Portammo anche il corpo della piccola Shahd. Tutti gli altri, li lasciammo nella casa.

Lungo la strada, vedemmo dei soldati a circa 300 metri dalla piazza di al-‘Atatrah. Muhammad fermò il veicolo, e improvvisamente i soldati aprirono il fuoco contro di noi. Uccisero Matar e Muhammad-Hikmat. ‘Ali fu ferito e riuscì a scappare con Nabilah e ‘Omar.

I soldati dissero a mio marito di spogliarsi, cosa che lui fece. Poi si rimise i vestiti e i soldati ci dissero di continuare a piedi. Lasciammo i tre corpi nel carretto. Mio marito, Farah ed io camminammo verso la piazza, dove salimmo in una macchina che passava di lì. Fummo portati all’ospedale ash-Shifa. Erano circa le 6 del pomeriggio quando arrivammo lì.

Io sono ricoverata ancora adesso. Avevo tutto il corpo ustionato, e anche il viso. Farah ha ustioni di terzo grado. Fummo inviati in Egitto per ricevere altre cure, e quindi cercarono di portarci a Rafah in ambulanza, ma l’esercito sparò contro di noi durante il percorso. L’autista rimase leggermente ferito al volto, e ci riportò in ospedale. Adesso siamo in attesa dell’autorizzazione di partire per l’Egitto.

Ghada Riad Rajab Abu Halima, 21 anni, sposata con due bambini, residente a Beit Lahiya, Striscia di Gaza. La testimonianza è stata fornita a Muhammad Sabah, all’ospedale di ash-Shifa, il 9 gennaio 2009.

21 04 2009
Controcorrente

Quanto sopra si è visto anche in tempo di pace: non è necessaria una guerra affinché la macchina di propaganda filoisraeliana si muova.
Stavolta l’occasione è stata la conferenza sul razzismo di Ginevra (detta “Durban II”), dove è stato scatenato un vespaio di polemiche dopo le dichiarazioni il presidente iraniano Ahmadinejad. Questi, infatti, ha mosso pesanti critiche sulla politica israeliana, senza mai nominare esplicitamente il piccolo Stato ebraico (che, lo ricordiamo come curiosità, conta meno abitanti della Lombardia).
E’ semplicemente disarmante il modo in cui molti diplomatici europei, compreso il nostro ministro degli esteri, hanno immediatamente censurato le sue parole e iniziato a gridare, in coro, allo scandalo. Senza uno straccio di dibattito, senza argomentare.
Un tale comportamento da parte dei rappresentanti europei e statunitensi sarebbe già scorretto nel metodo; a parer mio lo però lo è anche nel merito. Chi può confutare, infatti, che i diritti dei cittadini di Israele non ebrei non siano uguali a quelli dei cittadini ebrei? Forse i più dimenticano che i palestinesi sono confinati nelle loro città, che non possono percorrere tutte le strade (alcune sono riservate esclusivamente ai coloni), che i residenti dei territori occupati non possono muoversi liberamente nemmeno per cure mediche o per lavorare, che centinaia di cittadini palestinesi sono reclusi senza processo nelle carceri israeliane…
Questo dovrebbero ricordarsi, le verginelle che strillano quando si denuncia il razzismo perpetrato dall'”unica democrazia del medio oriente”.
Ma, naturalmente, noi non strilleremo allo scandalo se qualcuno ci vorrà portare delle controargomentazioni: le ascolteremo, e le valuteremo.

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