Per la Washington Post non c’è stato broglio in Iran

3 07 2009

Da un sondaggio condotto in Iran da Ken Ballen del Center for Public Opinion e da Patrick Doherty del New America Foundation (entrambe associazioni nonprofit), fonti quindi indipendenti, risulta il contrario della situazione descritta dai media ufficiali. Il sondaggio è stato finanziato dal Rockfeller Brothers Fund ed è stato condotto in persiano (farsi) da una squadra il cui lavoro nella regione per ABC News e BBC ha ricevuto il premio Emmy. I risultati sono stati pubblicati nell’autorevolissimo Washington Post (quello che sollevà lo scandalo Watergate e portò all’inpeachment di Nixon) del 15 giugno scorso

Da quel sondaggio risulta che il risultato elettorale rispecchia il volere della maggior parte degli iraniani. Il sondaggio rivela inoltre importanti informazioni:

“Molti esperti ritengono che la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad sia il risultato di frode e manipolazioni; il risultato dell’ inchiesta svolta in tutta la nazione tre settimane prima delle elezioni rivela invece che Ahmadinejad era il favorito con un margine di 2 a 1. questo margine risulta per giunta essere maggiore di quello raggiunto nelle elezioni di venerdí”. “Mentre gli inviati occidentali a Teheran nei giorni prima delle elezioni descrivevano un’ opinione pubblica entusiasta per l’ avversario principale di Ahmadinejad, Hossein Mousavi, i nostri sondaggi condotti in tutte le 30 provincie dell’ Iran dimostrano che invece il favorito era proprio Ahmadinejad”. “Il largo consenso per Ahmadinejad risulta chiaro dall’ indagine condotta prima delle elezioni. Durante la campagna elettorale Mousavi faceva riferimento alla propria etnia azera come secondo maggior gruppo in Iran dopo quello persiano, al fine di procurarsi consensi da parte degli appartenenti alla medesima etnia. Dalla nostra ricerca risulta al contrario che le preferenze degli azeri andavano ad Ahmadinejad con un margine di 2 a 1”.

(fonte Robert Craig: per questo e altri documenti, vai al sito www.mastermatteimedioriente.it, dove sono stati caricati diversi documenti sulla situazione in Iran)

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3 responses

3 07 2009
giovanna

Il nulla vestito Armani, ovvero il nostro ministro degli esteri Frattini si è espresso con alti lai contro il presunto disprezzo della democrazia in Iran, alla quale si oppone una minoranza che gode di ampia distribuzione gratuita di telefoni satellitari ed evidenti collusioni con i paesi occidentali. Vorremmo chiedergli uguale sdegno per l’ Afganistan dove si svolge, in vista delle elezioni, la più grande manovra militare dopo il Vietnam. E’ evidente all’inclito e al volgo che gli USA , difensori delle libertà democratiche e quindi anche del voto… è ovvio, proprio come in Cile, in Salvador, in Argentina o altrove, vogliono orientare, democraticamente si intende… la consultazione in Afganistan per ottenere la rielezione di un fantoccio, anzi del dipendente Karzai, già dirigente della compagnia americana UNOCAL che vuole costruire una piperline proprio in questa terra. Frattini qui non obbietta e probabilmente con una guerra in corso approva che la TV di Stato abbia definito la cattura di un soldato americano come un sequestro di persona, mentre le forze USA , quando non sparano a sangue freddo su persone inermi (per sbaglio naturalmente) o coraggiosamente non bombardano con aerei senza pilota donne e bambini (per un errore di rotta, ovviamente), se catturano dei talebani, non li sequestrano, fanno elegantemente solo dei prigionieri.

3 07 2009
d.Bianchi

Propongo una ulteriore riflessione:
Iran e Israele: di chi avere paura?
di Massimo Fini – 26/05/2009

Fonte: il ribelle

È più grave la posizione dell’Iran, che ha firmato il Trattato per la non
proliferazione delle armi nucleari, ma che viene sospettato di voler costruirsi
la Bomba, o quella di Israele che questo Trattato non l’ha firmato e l’atomica
ce l’ha già? Sono più pericolose per Israele le dichiarazioni di Ahmadinejad
per cui lo «Stato sionista scomparirà dalle mappe geografiche o sono più
pericolosi per l’Iran i missili atomici israeliani puntati su Teheran?» Sono
più inquietanti le farneticazioni del presidente iraniano sull’Olocausto o i
piani militari di Israele per attaccare l’Iran, la cui esistenza è nota da
tempo ma di cui ora il Times rivela i dettagli (F-115 e F-116, assistiti da
aerei radar Awacs, aerei cisterna, elicotteri, sono pronti a volare, violando
lo spazio aereo di altri Paesi, fino a 1400 chilometri di distanza, per
colpire, anche con atomiche “tattiche”, Natanz, Isfahan, Arak, i siti dove gli
iraniani stanno arricchendo l’uranio, a loro dire per usi civili)? È più
preoccupante per il mondo che l’Iran abbia mandato in orbita un satellite per
le comunicazioni, come li hanno moltissimi Paesi, L’Italia compresa, o che Bibi
Netanyau faccia capire, un giorno sì e uno no, di voler attaccare l’Iran?

4 07 2009
Adriano Rebecchi

ll copione è sempre lo stesso, cambiano solo gli scenari e le modalità della recita.
La lobby Usa-Gran Bretagna-Israele ha già deciso da tempo che la minaccia allo Stato d’Israele portata avanti dall’Iran va “democraticamente” eliminata ma, per fare questo, oltre ad uscire almeno dal pantano iracheno (quello Afghano è tuttora in alto mare) è necessario preparare adeguatamente e per tempo l’opinione pubblica mondiale alla necessità di una nuova guerra per “l’esportazione della democrazia in Iran”.
Sono state quindi enfatizzate le frasi ed i discorsi di Ahmadinejad contro Israele per indicarlo al politicamente corretto e pubblico disprezzo.
E’ stato dato ampio spazio su tutti i media mondiali ai soliti dissidenti in servizio permanente e alle loro accuse di ogni genere contro Ahmadinejad.
Si è creata un’artificiale aspettativa di cambiamento in occasione delle recenti elezioni, con centinaia di giornalisti (e contractor delle varie “Intelligence”) che, coadiuvati dalle varie ambasciate occidentali, hanno soffiato sul fuoco in tutti i modi per creare il clima della necessità dell’ipotetico cambiamento.
Appena si è profilata la scontata e schiacciante vittoria di Ahmadinejad si è subito gridato ai brogli, spingendo facilmente in piazza il dissenso, adeguatamente ampliato e pilotato, pronti a sfruttarne propagandisticamente morti e feriti.
Lo stesso allontanamento dei giornalisti occidentali, quasi inevitabile vista la loro sotterranea funzione sobillatrice nonchè quella di disinformazione dell’opinione pubblica mondiale, è stato subito indicato come un grave attentato alla libertà e alla democrazia.
Sulla serietà di “questi giornalisti” basterebbe ricordare che sono gli stessi che pochi mesi fa aprivano giornali e telegiornali con le “terrificanti” immagini delle distruzioni operate dai micidiali missili Qassam lanciati da Hamas, un solaio sfondato, una macchina danneggiata, un armadio bruciacchiato, una buca in giardino, questo mentre alle loro spalle passavano velocemente e scomparivano, senza commenti, le immagini di interi palazzi palestinesi distrutti dai missili e dagli aerei israeliani, così come sparivano le terrificanti immagini dei bambini palestinesi carbonizzati dalle bombe al fosforo bianco e le file di cadaveri palestinesi allineati agli angoli delle strade.
Adesso sarà tutto un crescendo di denunce e accuse all’Iran di repressione, di mancato rispetto della democrazia e della libertà, di attentato alle convenzioni internazionali.
In parole povere la guerra prossima ventura all’Iran è iniziata, per ora in maniera solo propagandistico-diplomatica ma, dopo qualche altro tempo di lavaggio del cervello dell’opinione pubblica e dopo qualche provvidenziale “provocazione”, il “pacifista” Obama darà il via alla nuova guerra di esportazione della democrazia.   
 
Adriano Rebecchi

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