Astensione: per una vera democrazia contro la falsa democrazia

2 04 2010

L’astensione Pasqua della democrazia

di ANTONIO LEONI
Si era già parlato di grande partito dell’astensione. Già dire partito è una definizione maligna. Identifica una fazione, non un grande movimento di opinione.
Come tale, la percentuale di quanti non si riconoscono nel sistema vigente è poderosamente in crescita: ovviamente il sistema si difende e acceca i cittadini con il suo specchietto delle allodole, proclamando – per fortuna sempre più inutilmente – il dovere del voto contro la… “diserzione”.
Nulla è più democraticamente assurdo. Nei fatti già questa discriminazione appare come una evidente autodenuncia, ovvero la implicita ammissione della crisi del sistema democratico e del suo limite. Perché un sistema democratico compiuto non deve escludere il cambiamento e perciò non dovrebbe condannare la altrettanto democratica opposizione alle sue storture e alla richiesta di correzione/ revisione anche radicale che si esprime con l’astensione.
Così agendo, il sistema manca al dovere di riformarsi secondo le indicazioni dei cittadini, i quali (in relazione al conto numerico delle diverse forze in campo) anche con queste elezioni hanno dato con l’astensione una grandiosa lezione di autentica democrazia. Si consideri come il sistema si sia battuto con ogni mezzo contro la facoltà di esprimersi liberamente e senza limitazioni morali (o peggio).
Ragionando con le stortura del sistema in contestazione, si dovrebbe concludere che il primo partito italiano è l’astensione. Ma noi rifiutiamo questa definizione. Movimento di opinione, si deve ripetere.
Ecco il primo valore dell’astensione. Anche quando è semplicemente un voto di protesta. che in ogni caso non non è mai una rinuncia ma una denuncia di una propria situazione di disagio. E pare poco?
La risposta del sistema è che non è possibile rispondere ad ogni singola protesta. Persino questa elementare posizione critica che già tende a limitare il valore morale dell’astensione, è un paravento. Una democrazia compiuta deve avere la capacità di ascoltare la protesta e di rapportarla agli interessi generali.
E’ quel che avviene?
La protesta del singolo, più o meno attendibile, non è l’espressione di un individualismo sordo, è una libertà riconosciuta all’individuo, dalla quale non deriva il calare nel disprezzo della democrazia, ma esattamente l’opposto, il mattone di una esigenza sentita: la denuncia perentoria della caduta irrevocabile , grandiosa, dirompente del fondamento democratico avvenuta con la identificazione della democrazia nel partitismo, ovvero per dirla con l’espressione più efficace maturata in troppi anni di disagio, l’identificazione della democrazia nella casta.
La realtà di questo sistema – ha ben scritto Massimo Fini anche su Il Vascello – è l’occupazione sistematica, arbitraria, illegittima che i partiti, associazioni private ed autogestite nelle quali il cittadino può mettere naso soltanto se aderisce alle loro regole autocratiche ed esclusive, hanno fatto di tutti gli apparati dello Stato, del parastato, dell’amministrazione pubblica, con una ricaduta a pioggia sull’intera società.
Una constatazione su tutte: nella scandalosa “democrazia” che ci avvolge, solo i partiti possono riformare i partiti. Non lo faranno mai perché questa azione cancellerebbe il potere con cui condizionano l’intera società italiana, abusandola, stuprandola, ricattandola, richiedendo ai cittadini i più umilianti infeudamenti per ottenere, come favore, ciò che spetta loro di diritto.
Il sistema piace ovviamente non soltanto ai partiti: si insinuano- cito ancora Massimo Fini – nel cuore dello Stato oligarchie, lobbies, camarille, associazioni paramafiose, che il cittadino è chiamato ogni tot anni a legittimare col voto perché possano continuare, col consenso estorto attraverso la corruzione subliminale (e non), i loro abusi, i loro soprusi, le loro illegalità.
Dunque, ci vuole coraggio, molto più coraggio ad astenersi dal voto che votare.
Qual è la trincea del sistema? La ragione principe che giustificherebbe la inviolabilità di un sistema siffatto?
Con la fine della seconda guerra mondiale si impone come assoluto un principio affermato come inviolabile ed indiscutibile ovvero che la libertà del cittadino viene comunque tutelata da questa democrazia imperfetta: interpretando Aristotele.
Ma che afferma esattamente Aristotele? “Il presupposto della costituzione democratica è la libertà, tanto che si dice che solo con questa costituzione è possibile godere della libertà, che si afferma essere il fine di ogni democrazia. Una delle caratteristiche della libertà è che le stesse persone in parte siano comandate e in parte comandino.  […]Questi dunque sono i caratteri comuni a tutte le democrazie, e da quella che unanimemente si concorda essere la giustizia secondo i canoni democratici (cioè che tutti abbiano lo stesso secondo il numero) deriva quella che più di ogni altra sembra essere democrazia e governo di popolo. L’uguaglianza consiste nel fatto che non comandino più i poveri dei ricchi, che non siano sovrani i primi soltanto, ma tutti secondo rapporti numerici di uguaglianza. E questo sarebbe l’unico modo per ritenere realizzate l’uguaglianza e la libertà nella costituzione".
Ebbene raffrontiamo semplicemente questa definizione con le democrazie ultraliberistiche e plutocratiche che sono mostruosamente sorte dalle macerie della seconda guerra modale e si sono ingigantite specialmente dopo gli anni settanta del secolo scorso, cancellando di fatto ogni Valore per affermare i tre principi (soldi, successo, sesso) che garantirebbero l’infinito progresso economico e quindi la liberazione dell’umanità da ogni schiavitù?
Siamo passati dalla dittatura delle ideologie alla dittatura dell’economia.
Ecco la rivoluzione da compiere contro la dittatura del sistema. Che non è la rivoluzione sanguinosa immaginata secondo schemi occoenteschi, per quanto sia una rivoluzione radicale. Sostituire la dittatura dell’economia con la democrazia dei Valori che sono il patrimonio dell’Umanità. Utopia? Basta un’idea per una rivoluzione.
L’astensione è ancora un mezzo verso l’idea. Ma è il primo passo della rivoluzione. Domenica è Pasqua. Gesù Cristo fu, comunque, una idea. Finì in croce. Ma risorse.
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6 responses

2 04 2010
vascello

da:
http://minimamoralia.blog.lastampa.it/minima_moralia/2010/03/elezioni-regionali-il-flop-della-seconda-repubblica.html

“>Non capisco dove sia la sconfitta del PD e la vittoria del PDL: cosa poteva fare di più un partito sostenuto da pensionati, sindacati ed aziende consociative, dove ha incrementato i consensi un partito dal leader ultrasettantenne ed orfano di eredi?

Sono tutti e due così "fuori contesto" alle soglie del III Millennio: partiti vecchi per un Paese di vecchi.

Metà degli Italiani, ormai ci siamo, è priva di un referente politico ed è la componente più acculturata e/o competente tecnicamente, ovvero quel ceto sociale che è l'unico, in tempi di crisi, in grado di fornire il know how per venire tutti insieme fuori dai guai: docenti, tecnici, funzionari, quadri, esecutivi, apparati, imprese, eccetera.

Questi sono fatti.

Piuttosto, dov'è il "partito che non c'è" e chi sono queste persone, che sono gli elettori "a disposizione" di un nuovo partito, se qualcuno lo fondasse e se gli editori e le televisioni gli lasciassero un po' di ossigeno?

E, poi, è mai possibile che il 40% degli elettori si astenga e nessuno che si chieda quali sono i modelli ed i programmi che potrebbero attrarre queste persone e cosa sia per loro inderogabile per ottenerne il futuro voto?
2 04 2010
vascello
Il valore dell’astensione sta nel fatto che – come è detto nell’intervento che precede- conferma coi numeri che quasi "Metà degli Italiani, ormai ci siamo, è priva di un referente politico ed è la componente più acculturata e/o competente tecnicamente, ovvero quel ceto sociale che è l’unico, in tempi di crisi, in grado di fornire il know how per venire tutti insieme fuori dai guai: docenti, tecnici, funzionari, quadri, esecutivi, apparati, imprese, eccetera".
L’astensione compie dunque un primo fondamentale passo, necessario al futuro del Paese. Indica la inderogabile necessità di una diversa prospettiva di democrazia. Non può indicarla a questi partiti che non accetteranno mai di riformare il proprio dominio assoluto. La indica al di fuori come è necessario che avvenga perchè questo sistema illiberale non si riforma dall’interno, ma può riformarsi dall’esterno. L’astensione pone l’esigenza del "come" e del "modo" al centro del dibattito di chi ha gli strumenti culturali, tecnici e morali per racogliere il testimone. Man mano che la pressione del cambiamento espresso dall’astensione sarà forte, inevitabilmente si produrrà la forza riformatrice che la partitocrazia oggi non sa esprimere. Non bisogna scoraggiarsi: non si può pretendere che formazione ideologica e azione siano contestuali. Ma, diceva bene Leo longanesi, un’idea che non trova un posto a sedere è capace di fare la rivoluzione.Ecco oggi, diversamente da ieri, nella crisi del sistema, il valore creativo dell’astensione e la sollecitazione che ne deriva.
3 04 2010
mauro gaimarri

Vorrei essere d’accordo con te direttore e con Longanesi, io sono “antidemocratico” ritengo che la democrazia sia il paravento dei furbi. Sostenere che gli italiani siano in grado di fare la rivoluzione (siamo l’unico popolo che non l’ ha mai fatta) è ottimistico anche chi non si riconosce nel sistema della delega, delega altri a fare il lavoro sporco sembra un contro senso ma è così, penso chi gli itaiani si lasceranno passare sopra la testa questi comitati d’affari che sono i partiti e aspetteranno che nuovi segretari di partito, amministartori delegati, prendano il posto e distribuiscano un pò di briciole!

25 04 2010
dario

ottimo articolo, semplice e comprensibile
ma vogliamo tentare di recuperare l’astensione con un idea semplice che riconosca il giusto valore alle schede bianche ?

un’unica idea

21 05 2010
Dario C.

Astensionismo? Qualunquismo? Sono queste le risposte per una democrazia migliore?? Così chi vince le elezioni le vince con un numero di voti più basso, ma le poltrone e il potere lo occupa ugualmente.
La democrazia si vince con la PARTECIPAZIONE, INFORMAZIONE, COINVOLGIMENTO. Informiamoci su quali sono i programmi dei candidati; non lasciamo che sia il “sentito dire” a influenzare la nostra conoscenza. Andiamo ai comizi elettorali e valutiamo di persona cosa dicono, come lo dicono. Astenersi perchè non c’è il politico come lo vorremmo, porta all’unico risultato che vince sicuramente il politico peggiore. Può sembrare un concetto brutto, ma che può veramente aiutarci: a forza di scegliere il “meno peggio”, si arriverà un giorno che rimarrà il meglio. Una montagna di letame la si elimina un secchio alla volta.

16 11 2010
Moira

PICCOLO ESEMPIO:
IN QUESTO LA RISPOSTA A cosa non si è fatto e cosa si poteva fare…..PREDICARE BENE RAZZOLARE MALE…

Chiedo ai presentatori se accedano all’invito al ritiro dell’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, formulato dal Collegio dei questori.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, noi non possiamo ritirare quest’ordine del giorno, perché crediamo che su questo punto sia necessario intervenire.

L’abbiamo inserito nella contromanovra alla manovra economica del Governo, che è stata trasformata in un progetto di legge che qui non abbiamo potuto poi votare perché il Governo ha posto la questione di fiducia, ma riteniamo che questo sia un tema al quale i cittadini sono giustamente sensibili. Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno.
Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c’è nulla, ma proprio nulla, di demagogico in questa nostra proposta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Borghesi n. 9/Doc. VIII, n. 6/5, non accettato dal Collegio dei questori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato sì 22
Hanno votato no 498).

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