La grande Provincia inseguita da Massimiliano Salini: è una partita che si può davvero giocare partendo dal basso?

20 08 2011

di Antonio Leoni

Riteniamo che in questa fetta stretta e lunga della Bassa, dove la strategia ed il grande disegno di rinnovamento sono assenti da anni, anzi da decenni, si debba guardare senza pregiudizi al tentativo di congruità territoriale che il Presidente della Provincia di Cremona sta portando avanti -secondo indiscrezioni di stampa e per ora senza comunicazioni ufficiali – con la Provincia di Lodi, condannata dall’ultima finanziaria, e con il presidente della provincia di Mantova, Alessandro Pastacci, un giovane di 33 anni, già con un buon curriculum politico -amministrativo.
Ha ragione Salini quando afferma che la ridefinizione dei confini della Province – ed aggiungiamo dei confini delle Regioni- secondo criteri logici è un problema reale di questo Paese. Siamo altrettanto d’accordo sul fatto che porterebbe ad enormi vantaggi in termini di funzionalità. Ma dobbiamo anche osservare che una rivoluzione epocale come questa richiede un governo nel pieno della sua funzioni, risoluto ed al disopra degli interessi di parte.
Perché non può prevalere – altrimenti replichiamo tutti i guasti del liberismo selvaggio che ha portato il mondo al disastro attuale – soltanto il criterio della compatibilità economica: bisogna identificare le affinità sociali, culturali, storiche applicando in pieno il principio di sussidiarietà, nel senso che i nuovi confini non possono essere disegnati secondo l’arraffa arraffa e la prepotenza che caratterizza particolarmente la politica italiana di oggi.
L’idea di Salini può trovare consenso ed attuazione dove reggono Stato e Nazione. Le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia hanno purtroppo confermato che il Paese non è Stato e non è neppure o ancora nazione. Alla proposta di una più appropriata articolazione del tessuto amministrativo del Paese, oggi ci attende una immonda rissa parlamentare, tutta muscoli e lobbies, seggiolate e panza.
Può allora la revisione territoriale della fascia del Po governata da Salini e Pastacci partire dal basso, con il generoso volontarismo e il consenso del tutto particolare delle popolazioni interessate?
Mai dire mai. Se escludiamo ( e dobbiamo escludere, altrimenti non c’è ragionamento che tenga) che l’attivismo del presidente Salini sia promosso da un solletico elettorale, ovvero dal corrispondere al mai sopito anelito dei cremaschi al distacco dagli odiati cremonesi così trucemente rappresentati ( perché non si perda la memoria) nella sala degli Ostaggi dove Crema tiene il suo consiglio comunale.
Certo, molti interessi del territorio cremasco (ma non tutti: si consideri l’agricoltura , la magia del sistema delle acque), verso il lodigiano- milanese o verso il bergamasco. Casalasco e cremasco sono lontanissimi tra loro, sotto tutti i profili, costumi, cultura e storia, molto più distanti dei chilometri che li separano. E Cremona, in mezzo, non ha più una attrazione così forte da produrre la sintesi e l’omogeneizzazione di una provincia così impropria, stretta e lunga. Anche il settore primario, l’agricoltura, ha perso il peso di cento e persino di cinquanta anni fa.
D’altronde anche il mantovano che si specchia nel Po è ben diverso da quello che guarda al Garda. E poi… come si potrebbe pensare ad una revisione territoriale della Provincia di Cremona ignorando del tutto le relazioni -e stiamo al caso più semplice ed immediato – dei paesi che stanno appena al di là del ponte in ferro? L’idea di Massimo Terzi di una Cremona allargata oltre il ponte non era poi tanto peregrina, anche se nessuno la prese davvero sul serio. Il conflitto sul terzo ponte dimostra quanto diretti e collegati siano gli interessi delle due sponde.
Come la mettiamo poi con l’agricoltura della Bassa Bresciana?
Potremmo proseguire con il lungo elenco delle criticità da superare. Ma possiamo fermarci qui.. Da qualche parte si deve pur cominciare ed è giusto che Salini si rivolga a chi ritiene gli conceda il miglior ascolto. É però già assolutamente evidente che il progetto esposto da Salini non può produrre tutti i buoni effetti che si propone se non ottiene consensi, collaborazione, disponibilità anche da Piacenza, Bergamo, e Brescia, oltre che da Mantova e Lodi.
I rischi di qualche accordo sporadico e scollegato dal contesto – di qualche frittura prelettorale, per dirla schiettamente – è enorme. Nel passato hanno avuto esiti tragici sperimentazioni ben più modeste della grande rivoluzione proposta da Salini.
Eppure, non neghiamogli il diritto di andare in campo. Agisca con animo sgombro, occhio limpido e con la consapevolezza della complessità della partita. Davide tratti pure con i Golia che ci circondano. Ma sappia che la partita si gioca tutta o non si comincia nemmeno. Le pedine vanno mosse da tutti e su tutta la scacchiera.

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6 responses

22 08 2011
Antonio Agazzi

Non ho cambiato idea!
Cordialità.

Antonio Agazzi
_______________________________________
Da: Agazzi Antonio
Inviato: giovedì 23 dicembre 2010 12.16
A: ‘vascello@fastpiu.it’
Oggetto: A proposito della “grande Provincia del Po” proposta dal Presidente Salini.

Gentilissimo Direttore,
da qualche tempo, in svariate sedi, mediatiche, politiche, istituzionali, il nostro Presidente della Provincia ci sollecita a riflettere sul tema delle fusioni tra enti locali in generale e sulla proposta di lavorare per costituire una grande “Provincia del Po”, comprensiva dei territori provinciali, oggi notoriamente autonomi sul piano amministrativo, di Cremona e Mantova.
Trovo assolutamente pertinente il fatto che il Presidente Salini abbia posto il tema, specie in riferimento alle difficoltà con cui le amministrazioni di tanti piccoli comuni provano, quotidianamente, a garantire ai propri “amministrati” un livello quantitativo e qualitativo adeguato di servizi.
In questi casi, il superamento di un eccesso di polverizzazione e di localismo sarebbe davvero un guadagno per il Paese e per le medesime comunità locali.
Ciò che, in tutta onestà, mi lascia, invece, perplesso è l’idea di addivenire alla fusione tra le Province di Cremona e Mantova.
Il Presidente adduce a sostegno di quella che è, ormai, a tutti gli effetti, una proposta ripetutamente indirizzata alla politica, non una semplice provocazione, da un lato “l’esigenza amministrativa di dare maggior peso, anche politico, al sud della Lombardia”, dall’altro “la contiguità geografica ed economica, in prevalenza agricola, oltre alla presenza fondamentale dei corsi d’acqua e in particolare del Po”.
Obiettivo dichiarato, per altro in sè condivisibile, agguantare più “ingenti strumenti di sviluppo…per rilanciare i territori” coinvolti.
Perché, allora, far emergere, da parte mia, una difficoltà a seguire, su questa linea, un Presidente cui mi legano sentimenti di stima, riferibili sia alle qualità personali, sia a quelle di rigoroso amministratore pubblico?
Soprattutto perché temo che, se la proposta avesse effettivamente corso, potrebbe penalizzare una parte rilevante dell’attuale territorio provinciale cremonese, quello cremasco, che conserva, innegabilmente, le sue specificità e peculiarità, principalmente sul versante socio-economico.
Per essere ancora più franco, aggiungo che i cremaschi, notoriamente, già oggi si sentono periferici rispetto a Cremona, figuriamoci relativamente all’asse Cremona-Mantova!
A quel punto, potrebbe avere un senso che il Cremasco riprendesse in considerazione un’aggregazione con Lodi, dando vita alla “Provincia dell’Adda” o valutasse di costituire con Bergamo…la “Provincia del Serio”.
Per questo mi chiedo se valga davvero la pena di introdurre fattori potenzialmente laceranti rispetto all’attuale configurazione amministrativa.
Cordiali saluti.

Antonio Agazzi

Consigliere Provinciale
Presidente del Consiglio Comunale di Crema

Cell. 339/4479559
Via Cremona, 11
260130- CREMA CR

20 01 2012
Ambrogio Rossett

Sono un semplice cittadino, che non capisce il politichese. Che significa “agguantare più ingenti strumenti di sviluppo… per rilanciare i territori”? a me sembra, forse semplificando, che le province non debbano essere aggregate, ma semplicemente eliminate. Gli strumenti per attrarre investimenti e quindi sviluppo sono: semplificazione burocratica, infrastrutture ferroviarie efficenti (le nostre sono ferme a due secoli fa), ed altro ancora …ma soprattutto una classe politica eticamente incontestabile che operi nell’interesse della comunità e del bene comune e non al proprio tornaconto elettorale.
Distinti saluti
A. Rossetti

3 04 2012
massimo zerbini

Buongiorno a tutti,
sono del parere che tutte le province con numero di abitanti inferiore al milione debbano essere sostituite da un consiglio formato dai sindaci(già pagati e quindi senza gettone di presenza) con diritto di voto in millesimi come le agenzie d’ambito.
Tutti gli uffici amministrativi e tecnici sarebbero da incorporare, dopo opportune riduzioni e tagli, alla sede del comune capofila.
Stop

30 05 2012
Agostino Melega

La Provincia del Po lombardo, la Bassa, parte dall’antica capitale longobarda, Pavia, per finire nell’antica capitale dei Gonzaga, Mantova. Da sant’Agostino, sepolto a Pavia, si giungere a San Luigi Gonzaga, passando dalla cripta di Sant’Omobono a Cremona. La fascia di <> è il cuscinetto storico, culturale, economico ed ambientale che unisce l’Italia transpadana all’Europa. Questo è un territorio per il quale vale veramente la pena di spendersi.
Agostino Melega
P.S. Per quanto riguarda il discorso del Cremasco, ricordo che Palazzo Pignano, straordinaria reliquia urbana, è stato pure in Diocesi di Pavia.

11 09 2012
Stefano G. Loffi

Egregio direttore,
il livello del dibattito sul riordino delle Province mi pare stia assumendo caratteri di volubile infantilismo, quasi si stesse decidendo, reciprocamente, con chi andare in gita scolastica o in vacanza: “Io con quello non ci vado! Io quello non lo voglio! Meglio ‘andare’ con quell’altro! Meglio essere in tanti, così ‘contiamo’ di più!” … intanto il tempo stringe.
Può darsi che si trovi la più classica soluzione italiana: un bel rinvio a data da destinarsi … e tutti continuerebbero a vivere ‘felici e contenti’! Ma il governo Monti, che del classico stile da Italietta ha poco, potrebbe anche tener duro, stile ‘vera Italia’, e commissariare le scelte, così provocando un’altra sconfitta, questa volta della Politica locale … .
Credo si debba, per avere qualche idea discutibile, innanzitutto leggere bene la normativa che così stabilisce: “Tutte le Province delle Regioni a statuto ordinario esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto sono oggetto di riordino sulla base dei criteri e secondo la procedura di cui ai commi 2 e 3.”
Dunque tutte le Province – non soltanto quelle piccole che non rientrano nei criteri dei commi 2 e 3 – devono essere oggetto di un riordino, ovvero di una ridistribuzione del territorio di competenza: tutte!
Allora e ovviamente non si tratta di stabilire ‘con chi andare’ da parte delle ‘Province piccole’, bensì di analizzare il territorio della Lombardìa tutta e proporre nuove aggregazioni, in base ai dati ed agli studi territoriali, disponibili in quantità sbalorditiva: tra Regione e Province, infatti, di Piani territoriali e studi di settore ce n’è una montagna, alta alta! Dunque, a parlare dovrebbero essere innanzitutto i tecnici che quei piani hanno scritto, indicando le varie opzioni, le opportunità di sviluppo, di crescita, di sostenibilità … poi i politici indicheranno la direzione, prendendosi una motivata responsabilità.
Sto sognando, vero?
Allora continuo dicendo che – a mio modesto avviso – la soluzione territorialmente più logica, per Cremona, è di aggregare il Cremonese a Brescia, il Cremasco a Bergamo, il Casalasco a Mantova o ancora sotto il Torrazzo, ovviamente sistemando anche alcune storture di confini che risalgono al XVI sécolo.
Come finirà? Chi vivrà, vedrà.
Domani, tre settembre, il Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL), che è pure il Presidente della Provincia di Milano (ormai destinata ad essere sostituita dalla Città Metropolitana di Milano) incontrerà i Presidenti delle Province. Immagino il dibattito: “Io con quello non ci vado! Io quello non lo voglio! Meglio ‘andare’ con quell’altro! Meglio essere in tanti, così ‘contiamo’ di più!”.
Sentiremo poi che dirà in conferenza stampa: “Il problema è complesso, sarà affrontato con serietà, partecipazione, trasparenza, ecc. ecc . …”…. Chissà che non decidano di chiedere una proroga!

Grazie, cordialmente.

4 01 2013
mado77

Caro direttore,
il decreto sul riordino delle province non è stato convertito in legge in tempo: grazie all’inefficienza della politica italiana ci siamo scervellati per settimane per niente. “Molto rumore per nulla”, direbe Shakespeare…
La politica degli annunci, d’altronde. è quella che va per la maggiore.
Non già quella che fa l’interesse degli italiani, oramai scomparso da circa 20 anni; annunci su annunci, che poi si rivelano aria fritta.
Dove sono infatti i tagli ai costi della politica? Gli italiani hanno fatto in questo 2012 grandissimi sacrifici su pensioni, IMU, calo dei redditi, posti di lavoro. La politica, statale e regionale e locale, continua a mangiare imperterrita.
Che frustrazione, caro direttore.

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