Strada Sud e City Hub possono essere riesumate se non si modifica il PRG

22 07 2016


In questi giorni si è data notizia che la Giunta Galimberti ha messo in archivio due progetti che avevano avuto particolare risalto con la Giunta Perri: ovvero la Strada Sud e Cremona City Hub, polo tecnlogico che prevedeva tra l’altro una massiccia trasformazione a scopo edilizio dell’attuale parcheggio al Foro Boario.
Bene così? Mettiamo in pace l’animo di ogni cittadino rispettoso della natura e della città?
Va osservato, però, nell’uno e nell’altro caso, che questa messa in archivio dei due progetti, non impedirà a una eventuale giunta che dissentisse dalle decisioni di Galimberti e C di riesumare i due cadaveri. Il rischio è particolarmente pesante per uno spazio come il Foro Boario che potrebbe far molto gola ai cementificatori e quindi alle casse dell’ente proprietario.
Tutto questo può avvenire, a nostro modesto avviso, se non si provvede ad una modifica del Piano Regolatore che cancelli dalle carte sovrane entrambe le ipotesi.
Se non si agisce in questo senso, la buona volontà della Giunta Galimberti sarebbe temporanea, di facciata. O no?





La grande Provincia inseguita da Massimiliano Salini: è una partita che si può davvero giocare partendo dal basso?

20 08 2011

di Antonio Leoni

Riteniamo che in questa fetta stretta e lunga della Bassa, dove la strategia ed il grande disegno di rinnovamento sono assenti da anni, anzi da decenni, si debba guardare senza pregiudizi al tentativo di congruità territoriale che il Presidente della Provincia di Cremona sta portando avanti -secondo indiscrezioni di stampa e per ora senza comunicazioni ufficiali – con la Provincia di Lodi, condannata dall’ultima finanziaria, e con il presidente della provincia di Mantova, Alessandro Pastacci, un giovane di 33 anni, già con un buon curriculum politico -amministrativo.
Ha ragione Salini quando afferma che la ridefinizione dei confini della Province – ed aggiungiamo dei confini delle Regioni- secondo criteri logici è un problema reale di questo Paese. Siamo altrettanto d’accordo sul fatto che porterebbe ad enormi vantaggi in termini di funzionalità. Ma dobbiamo anche osservare che una rivoluzione epocale come questa richiede un governo nel pieno della sua funzioni, risoluto ed al disopra degli interessi di parte.
Perché non può prevalere – altrimenti replichiamo tutti i guasti del liberismo selvaggio che ha portato il mondo al disastro attuale – soltanto il criterio della compatibilità economica: bisogna identificare le affinità sociali, culturali, storiche applicando in pieno il principio di sussidiarietà, nel senso che i nuovi confini non possono essere disegnati secondo l’arraffa arraffa e la prepotenza che caratterizza particolarmente la politica italiana di oggi.
L’idea di Salini può trovare consenso ed attuazione dove reggono Stato e Nazione. Le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia hanno purtroppo confermato che il Paese non è Stato e non è neppure o ancora nazione. Alla proposta di una più appropriata articolazione del tessuto amministrativo del Paese, oggi ci attende una immonda rissa parlamentare, tutta muscoli e lobbies, seggiolate e panza.
Può allora la revisione territoriale della fascia del Po governata da Salini e Pastacci partire dal basso, con il generoso volontarismo e il consenso del tutto particolare delle popolazioni interessate?
Mai dire mai. Se escludiamo ( e dobbiamo escludere, altrimenti non c’è ragionamento che tenga) che l’attivismo del presidente Salini sia promosso da un solletico elettorale, ovvero dal corrispondere al mai sopito anelito dei cremaschi al distacco dagli odiati cremonesi così trucemente rappresentati ( perché non si perda la memoria) nella sala degli Ostaggi dove Crema tiene il suo consiglio comunale.
Certo, molti interessi del territorio cremasco (ma non tutti: si consideri l’agricoltura , la magia del sistema delle acque), verso il lodigiano- milanese o verso il bergamasco. Casalasco e cremasco sono lontanissimi tra loro, sotto tutti i profili, costumi, cultura e storia, molto più distanti dei chilometri che li separano. E Cremona, in mezzo, non ha più una attrazione così forte da produrre la sintesi e l’omogeneizzazione di una provincia così impropria, stretta e lunga. Anche il settore primario, l’agricoltura, ha perso il peso di cento e persino di cinquanta anni fa.
D’altronde anche il mantovano che si specchia nel Po è ben diverso da quello che guarda al Garda. E poi… come si potrebbe pensare ad una revisione territoriale della Provincia di Cremona ignorando del tutto le relazioni -e stiamo al caso più semplice ed immediato – dei paesi che stanno appena al di là del ponte in ferro? L’idea di Massimo Terzi di una Cremona allargata oltre il ponte non era poi tanto peregrina, anche se nessuno la prese davvero sul serio. Il conflitto sul terzo ponte dimostra quanto diretti e collegati siano gli interessi delle due sponde.
Come la mettiamo poi con l’agricoltura della Bassa Bresciana?
Potremmo proseguire con il lungo elenco delle criticità da superare. Ma possiamo fermarci qui.. Da qualche parte si deve pur cominciare ed è giusto che Salini si rivolga a chi ritiene gli conceda il miglior ascolto. É però già assolutamente evidente che il progetto esposto da Salini non può produrre tutti i buoni effetti che si propone se non ottiene consensi, collaborazione, disponibilità anche da Piacenza, Bergamo, e Brescia, oltre che da Mantova e Lodi.
I rischi di qualche accordo sporadico e scollegato dal contesto – di qualche frittura prelettorale, per dirla schiettamente – è enorme. Nel passato hanno avuto esiti tragici sperimentazioni ben più modeste della grande rivoluzione proposta da Salini.
Eppure, non neghiamogli il diritto di andare in campo. Agisca con animo sgombro, occhio limpido e con la consapevolezza della complessità della partita. Davide tratti pure con i Golia che ci circondano. Ma sappia che la partita si gioca tutta o non si comincia nemmeno. Le pedine vanno mosse da tutti e su tutta la scacchiera.





OGM, le garanzie sanitarie fornite da chi li produce: vergogna!

4 07 2009

La Commissione Europea approva le importazioni di OGM …e anche le coltivazioni (per ora solo il Mais MON 810, definito pericoloso dalle Ricerche dell’INRAN e causa di sterilità dal Prof. Jurgen Zentek)…
Ma i ministri europei non approvano… non rifiutano…. se ne lavano le mani….
Questi ultimi hanno paura di finire in tribunale, per disastro doloso?
Chi Comanda in Europa?
Alla fine ci si basa su un parere dell’EFSA, il cui regolamento prevede che i dati li forniscano solo le Multinazionali produttrici di OGM… e non le Ricerche indipendenti.
Se, come afferma il Ministro Zaia, il mondo della ricerca è spaccato al 50% sugli OGM, con posizioni diametralmente opposte, sapendo che il 90% delle ricerche è finanziato dalle Multinazionali che gli OGM li producono, insieme ai pesticidi correlati, allora vuol dire che molti ricercatori pur finanziati dalle Multinazionali, danno pareri indipendenti e contrari agli OGM.
La Rete delle Regioni OGM Free ha chiesto che si cambino queste procedure di autorizzazione di lobby, in palese conflitto di interessi
senza una comparazione di pareri basati sulla scientificità di ricerche indipendenti
in mancanza del rispetto del principio di precauzione, visto che la scienza è divisasenza rispetto delle libertà individuali di scelta di non mangiare ne coltivare, ne essere contaminati da OGM, addirittura senza etichettatura
Propongo di portare la Commissione e l’EFSA… al tribunale per i diritti Umani. Ed intanto a tutti gli Stati membri e le Regioni di vietare ogni forma di coltivazione e commercio di OGM in quanto non autorizzati dalla Maggioranza dei Ministri Europei ed in applicazione della Clausola di Salvaguardia Nazionale per il rispetto dei diritti inviolabili alla salute ed all’Ambiente, non delegati a nessun trattato internazionale
L’inviolabilità della Memoria Genetica di tutti gli Organismi Viventi (DNA), regolata da Leggi fisiche perfette, è sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, per il rispetto della Vita.

Giuseppe Altieri,Accademia Mediterranea per l’Agroecologia e la Vita





Si rovina l’Italia con il consenso degli italiani?

4 10 2008

Umberto Eco su “L’Espresso ha sollecitato questa riflessione – provocazione. Che ne pensate?

Nei primi anni Cinquanta, Roberto Leydi e io avevamo deciso di fondare una società antipatriottica. Era un modo di scherzare sull’educazione che avevamo ricevuto durante l’infausta dittatura…

 Già da un po’ di anni si era sciolto il movimento dell’Uomo Qualunque che aveva sollecitato per un certo periodo sentimenti antiunitari, diffidenze verso una Roma corrotta e ladrona, o contro una burocrazia statale di fannulloni che succhiavano il sangue della brava gente e laboriosa. Non ci passava neppure per l’anticamera del cervello che atteggiamenti del genere sarebbero stati un giorno quelli dei ministri della Repubblica. Non avevamo avuto l’idea luminosa che per svuotare di ogni dignità e potere reale il parlamento bastava fare una legge per cui i deputati non venissero eletti dal popolo ma nominati prima delle elezioni dal capo. Ci pareva che auspicare un ritorno graduale alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni fosse idea troppo fantascientifica.Volevamo disfare l’Italia, ma gradualmente, e pensavamo ci volesse almeno un secolo. Invece ci si è arrivati molto prima, e oltre all’Italia si sta persino disfacendo l’Alitalia. Ma la cosa più bella è stata che l’operazione non è dipesa dal colpo di Stato di una punta di diamante, dei pochi generosi idealisti che eravamo, ma si sta realizzando col consenso della maggioranza degli italiani“.





C’è modo di ridurre gli sprechi della Pubblica amministrazione? La perdita di miliardi di lire con i filobus è una vergogna, e ce ne sono tante altre…

24 09 2007

Un lettore ci manda una e.mail nella quale scrive testualmente: ” Ho letto davvero scandalizzato che un sito svizzero denunci l’incoerenza delle giunte Bodini e Corada nel consentire la cancellazione delle ecologiche linee ferroviarie e nel contempo lamenti l’indifferenza con la quale si lasciano andare alla malora investimenti da miliard di  lire in filobus Siamo di fronte a una quantità di sprechi diretti o indiretti delle amministrazioni pubbliche, tali da far rabbrividire il cittadino che paga le tasse. Sul Vascello c’è l’esempio del Cambonino, e degli impianti sportivi andati alla malora, le conferme dello spreco – a proposito complimenti per le vostre inchieste – a Cremona e altrove sono infiniti e non riguardano soltanto opere che potremmo chiamare del regime, costruite soltanto per tagliare un nastro tricolore davanti alla telecamere, pensiamo ai giardini pubblici di Cremona, alla pensilina e così via, opere costruite e subito dopo abbandonate al loro destino, ma valutiamo anche l’organizzazione e gli organici delle pubbliche amministrazioni dove non si ha la vogliao di intervenire e tagliare, ma dove si è pronti a trovare le strade per aumentare gli stipendi ai dirigenti che manager non sono a spesso vicini agli apparati politici certamente sì. Non c’è proprio una via d’uscita per sgravare noi cittadini di un fardello diventato insostenibile e pari se non superiore a quello  della “casta”?”.Il quesito è serio. I lettori del blog hanno qualcosa da aggiungere?