Lettera aperta di un gruppo di genitori ed insegnanti, la sottoscrizione è aperta No alla scuola in mano ad aziende farmaceutiche e psichiatri

8 07 2009

La scuola italiana sta vivendo in questi ultimi anni cambiamenti che ne stanno snaturando l’essenza e la funzione: istruire e formare le nuove generazioni.
Da un decennio circa la scuola è sotto osservazione e “monitorata” da enti e associazioni pubbliche e private, estranee al mondo della scuola, che stanno proponendo soluzioni insolite,  inusuali e di dubbia efficacia, per risolvere le problematiche legate all’istruzione.
Con l’utilizzo di screening e progetti vari, l’attenzione è stata deviata  dalla vera didattica per incanalarla verso problematiche di carattere medico-psicologico che nulla hanno a che fare con l’ambiente scolastico, nella ricerca e individuazione di presunti disturbi psichici negli studenti.
Preoccupanti in particolare sono le iniziative anche a livello istituzionale in merito ai cosiddetti disturbi dell’apprendimento, come “dislessia”, “discalculia”, “disortografia”, ecc..  Con una manipolazione del linguaggio si sta cercando di far passare per “disturbi” di origine neurologica gli errori nella lettura, nella scrittura e nel far di conto dei nostri alunni, errori che esistono da sempre.
Oggi in molte scuole dove queste teorie sono entrate, un  ragazzo che fa errori di scrittura, calcolo o lettura, viene segnalato, certificato poi come dislessico, disortografico o discalculico e con questa certificazione seguirà poi percorsi individualizzati alla stregua di un portatore di handicap o di un diversamente abile, come dir si voglia, in quanto le sue difficoltà vengono stigmatizzate e tradotte in “disturbi mentali”.
Sulla base di queste “teorie”, chi  non potrebbe avere un disturbo dell’apprendimento ed essere al riparo da una diagnosi psichiatrica?
Qualunque insegnante può trasformare un alunno in un soggetto affetto da tale disturbo: è sufficiente che spieghi male o che non sappia insegnare.
Attualmente c’è addirittura in discussione in Commissione Istruzione al Senato una legge sulla dislessia che tra le altre, cose sollecita screening di massa preventivi in tutte le scuole, a partire dalla scuola dell’infanzia. Sulla base di test cronometrati e con punteggi del tutto arbitrari,  i bambini che non rientrano nei parametri saranno i futuri disabili incanalati in un  percorso scolastico differenziato, che ne farà degli incapaci.
Ad esempio in un alunno che fa errori  nella lettura non solo non vengono individuate le parole che non ha capito e che lo portano a sbagliare, ma gli viene inculcata l’idea che i suoi errori sono dovuti ad un suo disturbo mentale e che per questo non dovrà più leggere, ma  potrà utilizzare strumenti sostitutivi, come ad esempio audio libri.  Per tutta la vita non solo non migliorerà le sue capacità, ma non ci proverà neanche.  Alla fine di un percorso di studi avremo un bambino che non saprà leggere, convinto di essere portatore di  un handicap per sempre. Come si può considerare questo un aiuto o la risoluzione di un disagio?
Per non parlare dei genitori, che si troveranno i propri figli etichettati disabili, parcheggiati in una scuola che non ha tenuto in nessun conto i  percorsi educativi e didattici intrapresi, le unità di apprendimento affrontate in classe, l’ambiente familiare e il contesto sociale in cui sono inseriti, né tanto meno la possibile incapacità dei docenti di trasmettere il sapere.  Avremo una scuola che si limita, attraverso degli “specialisti”,  a discriminare gli studenti  sollecitando il corpo docente ad utilizzare strumenti compensativi e misure  dispensative.  Questi alunni  passeranno da una classe all’altra senza aver acquisito alla fine neanche la strumentalità di base necessaria alla loro autonomia, destinati ad un sicuro fallimento, ad un abbandono scolastico con effetti negativi a pioggia su tutta la nostra società.
Riteniamo che sia la scuola a dover essere migliorata, indirizzandosi in particolare alle metodologie didattiche e alle programmazioni funzionali, ponendo particolare attenzione sulla qualità dell’insegnamento piuttosto che su presunte incapacità genetiche dell’alunno. Occorre riportare la scuola alla sua funzione didattico-educativa, così che possa dare un reale contributo alla società in termini di persone istruite e competenti.
Pertanto noi, insegnanti e genitori, chiediamo che vengano messe al bando queste dannose e demagogiche teorie “innovative”, perché è in gioco il  futuro dei nostri figli e della nostra società. 
 
Avv. Andrea Di Francia vecchio insegnante e nonno – Dott. ssa M. Paola Casali genitore/pedagogista – Andrea Pirrone genitore/insegnante – Andrea Trentini genitore/educatore – Antonella Nesti genitore – Domenico Mileto insegnante – Chiara Masiero zia – Angelo Lunetti genitore – Denise Fasanelli zia – Andrea Vice genitore – Laura Gatti genitore/insegnante – Celestina Schmidt genitore – Antonella Raschetti insegnante – Marco Pezzotti genitore – Paola Leonardi genitore/insegnante – Mario Casiraghi genitore – Maria Vallias genitore- Annalucia Mantovani genitore – Giovanna Leone insegnante – Marina Pogliani genitore – Marta Padova insegnante – Antonio Leoni direttore de Il Vascello e nonno

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20 responses

8 07 2009
Foderaro Vittorio

Viva lanormalità!

8 07 2009
Foderaro Vittorio

Repetita iuvant: viva lanormalità ( sic )
Apostrofi e distacchi non servono più: sembra che non rendano finanziariamente, quindi eliminiamoli
perdite di tempo, che è danaro.
Siamo tutti prede potenziali di antidepressivi e polveri esilaranti, dall’a alla z.
Elogio della follia.

8 07 2009
vascello

Il genio è normale o anormale? Impossessarsi della normalità e combattere come pericolosa la anormalità.
I militari americani lavorano a un raggio a microonde capace di creare un suono fortemente disturbante Quel suono è insopportabile. Così insopportabile che mi paralizza. Peccato che sia l’unico a sentirlo e nessuna delle persone intorno a me sembri patire gli stessi effetti. La ragione di questa situazione anomala è che sono appena stato colpito da MEDUSA, un’arma non letale per il controllo delle folle a cui da un po’ di anni stanno lavorando i militari americani. A rivelarlo è il sito della rivista New Scientist che racconta come di MEDUSA – che sta per Mob Excess Deterrent Using Silent Audio – si occupi la Sierra Nevada Corporation, azienda americana contrattata allo scopo dalla marina Usa. L’idea, che risale originariamente al 1998, ha cominciato a ricevere finanziamenti militari a partire dal 2003.
Il dispositivo – ribattezzato “telepatico” – sfrutta il cosiddetto “effetto auditivo delle microonde”: un raggio di microonde, nell’interazione con la testa degli esseri umani, produce un suono disturbante che può arrivare ad immobilizzarli. Secondo quanto riporta l’edizione web del periodico scientifico, gli impulsi emessi dall’arma causano un rapido surriscaldamento dei tessuti all’interno del cranio provocando così un violento disturbo avvertito dalle orecchie. Quello percepito dall’individuo colpito dai raggi di MEDUSA è un forte suono che non eccede però – ci tengono a precisare i responsabili del progetto – i limiti dell’inquinamento acustico. Il suono, come spiega al New Scientist, Lev Sadovnik della Sierra Nevada Corporation, non penetra attraverso i timpani e “l’effetto di fastidio è una combinazione data dal volume e dall’irritazione”. Grazie ad un’antenna sviluppata appositamente, il raggio può inoltre essere controllato elettronicamente aumentandone o diminuendone l’ampiezza e puntandolo su uno o più obiettivi simultaneamente. Una prima versione dimostrativa sarà pronta in 18 mesi.

9 07 2009
vascello

Il Vascello riceve questa lettera e la passa al blog, come ulteriore contributo al dibattito.

Caro direttore, sono un’insegnante e il genitore di un ragazzo dislessico. Il mio percorso professionale e personale mi ha dunque portata ad affrontare a vari livelli la problematica sulla quale ho letto un commento sul vostro giornale. Dunque mi permetto di citare e commentare alcune affermazioni che riporto tra virgolette

“Con l’utilizzo di screening e progetti vari, l’attenzione è stata deviata dalla vera didattica per incanalarla verso problematiche di carattere medico-psicologico che nulla hanno a che fare con l’ ambiente scolastico, nella ricerca e individuazione di presunti disturbi psichici negli studenti.”

La vera didattica, a mio parere, dovrebbe consentire a tutti di poter apprendere sfruttando appieno le capacità e le molteplici intelligenze di ognuno, potendo seguire anche percorsi differenziati con l’uso di metodologie didattiche e strumenti molteplici. Non esiste un unico percorso di apprendimento.

“…si sta cercando di far passare per “disturbi” di origine neurologica gli errori nella lettura, nella scrittura e nel far di conto dei nostri alunni, errori che esistono da sempre.”

I disturbi specifici dell’ apprendimento come la dislessia, la discalculia, la disortografia, la disgrafia esistono realmente da sempre e il non riconoscimento delle specificità di questi disturbi ha spesso comportato una valutazione negativa dei soggetti che presentano tali difficoltà imputandone la causa a svogliatezza o ad incapacità legate allo sviluppo intellettivo.

“…un ragazzo che fa errori di scrittura, calcolo o lettura, viene segnalato, certificato poi come dislessico, disortografico o discalculico e con questa certificazione seguirà poi percorsi individualizzati alla stregua di un portatore di handicap o di un diversamente abile, come dir si voglia, in quanto le sue difficoltà vengono stigmatizzate e tradotte in “disturbi mentali”

Se un insegnante si rende conto di tali difficoltà, per il rispetto che deve ai ragazzi e alle loro famiglie, è tenuto ad indicare ai genitori la possibilità di effettuare controlli neuropsichiatrici per verificare se si tratti di un disturbo specifico dell’ apprendimento o di altre difficoltà. Solo la decisione della famiglia può portare ad effettuare test di tipo diagnostico che devono essere condotti da neuropsichiatri. La prima di queste valutazioni comprende la definizione del quoziente intellettivo, infatti è possibile diagnosticare la dislessia solo in presenza di un q. i. uguale o superiore alla norma (pare che Albert Einstein e Leonardo da Vinci fossero dislessici). Dunque bambini normalmente intelligenti o con un’intelligenza superiore alla norma possono presentare difficoltà nella lettura, nella scrittura e nel calcolo. Perché? Per il fatto che queste abilità ad un certo punto divengono dei processi automatici che per questa ragione vengono definiti “bassi”. Molte persone non dislessiche hanno abilità nella velocità e nella correttezza della lettura (abilità basse) a cui non corrisponde un’adeguata capacità di comprensione (abilità alta). I ragazzi e le ragazze dislessiche, malgrado gli sforzi a cui si sottopongono non riusciranno mai ad avere prestazioni “basse” simili ai compagni che non presentano la loro difficoltà. L’uso di strumenti compensativi come il computer con il correttore ortografico, la sintesi vocale, la calcolatrice, consente loro di riguadagnare lo svantaggio iniziale per potersi accostare più agevolmente ai contenuti da apprendere conseguendo spesso risultati ampiamente adeguati. Concludo spiegando che un’eventuale diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento non comporta nessun tipo di certificazione paragonabile a quella che viene compilata per le disabilità per le quali viene anche assegnato un insegnante di sostegno. Aggiungo inoltre che ogni forma di differenza può essere considerata una risorsa e questo mi fa pensare che dovremmo tutti considerarci disabili senza provare vergogna per questo.

P. S. Devo però verificare il contenuto della proposta di legge della quale si parla, quindi per il momento inviterei a non firmare l’appello senza prima essersi resi personalmente conto di quale sia lo scopo della proposta di legge.

Distinti saluti (A causa della dichiarazione iniziale che si riferisce al fatto che sono genitore di un ragazzo che oltre a possedere molte qualità è anche dislessico e che per il momento non vuole essere additato come tale, chiedo di non aggiungere il mio nome alla lettera)

10 07 2009
Saulo

Come per l’ADHD si da per scontato che la dislessia esista. Ma non ci sono prove scientifiche. Sono solo teorie (qualcuno dice che è colpa di un gene, altri che un problema del cervello, uno “scienziato” ha persino detto che non è una malattia ma che non si può guarire [ http://www.leonardoausili.com/archivio7.htm per chi non crede che qualcuno possa aver veramente detto una cosa del genere ], ecc.)

Nel commento precedente si dice: – I ragazzi e le ragazze dislessiche, malgrado gli sforzi a cui si sottopongono “non riusciranno mai” ad avere prestazioni “basse” simili ai compagni che non presentano la loro difficoltà. – Anche per quest’affermazione non ci sono prove scientifiche. A parte il fatto che dire a una persona che “non riuscirà mai” a fare qualcosa non mi sembra sia un grande aiuto.

Sono completamente d’accordo con questa frase: “Riteniamo che sia la scuola a dover essere migliorata, indirizzandosi in particolare alle metodologie didattiche e alle programmazioni funzionali, ponendo particolare attenzione sulla qualità dell’insegnamento piuttosto che su presunte incapacità genetiche dell’alunno.”

18 07 2009
Antonio Leoni

Un lettore ci invia una lettera che estende il dibattito sui comportamenti ridefiniti malattia. Un problema grave che si allarga quasi sempre in una società oppressiva (mascherata o esplicitamente tale). Lo passo al blog, dunque, per allargare il dibattito, se occorre.

Caro direttore,
Il ministro della salute cinese ha vietato l’uso dell’elettroshock per ragazzi la cui unica colpa era di navigare troppe ore in internet. [1] La pratica è ora sotto investigazione, ma le cliniche continuano a riceve pazienti e si moltiplicano anche in U.S.A. ed Europa; il Centro di Ricovero per Internet Dipendenti in Bradford, Pennsylvania, è senz’altro il più noto. [2]

In Cina però ben il 14 per cento dei giovani rischia di essere etichettato “internet dipendente”. [3] La clinica di Daxing, un sobborgo di Beijing, è la più grande. Si trova all’interno di una base di addestramento militare e l’ospedale si distingue dagli edifici adiacenti per le grate metalliche, i lucchetti alle porte e le barre alle finestre. Molti pazienti sono forzati a venirci dai propri genitori e il trattamento, che costa più di 1300 dollari al mese, comprende consulenza, disciplina militare e ipnosi. La navigazione web è sostituita da giochi di guerra e da addestramento militare. [4] La rieducazione spesso prevede “la macchina a onde nanometriche”, un casco che emette onde elettromagnetiche, dentro cui viene infilata la testa del paziente. [5]

Nel 2012 l'”internet dipendenza” sarà probabilmente inserita nel DSM-V, il manuale di riferimento della psichiatria e accettata a livello globale. Non è la prima volta che un comportamento viene ridefinito malattia, è già accaduto per il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività, il “gioco d’azzardo patologico”, già presente nel DSM-IV, o il “disordine dello shopping compulsivo”. Navigare in internet è una scelta, non una patologia. Non è una lesione, non è qualcosa che uno ha ma qualcosa che uno fa. Non può essere diagnosticato o misurato da nessuno strumento e qualunque valutazione è soggetta all’interpretazione. Se si considera patologica la libera scelta di navigare in internet, allora perché non creare una malattia per chi sta troppe ore al telefono? O una per chi legge troppi libri? O una per chi guida troppe ore in automobile?

Davis Fiore

[1] http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/asia/china/5835417/China-bans-electric-shock-therapy-for-internet-addicts.html

[2] http://www.guardian.co.uk/technology/2008/mar/23/news.internet

[3] http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2007/02/21/AR2007022102094.html

[4] http://news.xinhuanet.com/english/2009-07/16/content_11715855.htm

[5] BBC Focus, Num. 204, luglio 2009, pag. 68;

http://io9.com/388744/a-chinese-cure-for-internet-addiction

26 07 2009
vascello

Un altro intervento sul problema dei trattamenti psichiatrici nella scuola pervenuto a Il Vascello”. Il rapporto tra psicofarmaci e violenza.

Marcella era all’apparenza una persona normale, non le mancava nulla: una famiglia stupenda, un lavoro gratificante e un bellissimo bimbo di 4 anni. Poi il tragico, inspiegabile evento: la nonna che apre la porta trova la figlia con il piccolo Lorenzo, da poco strangolato con un cavo elettrico. Lo donna era in cura presso il Cps (Centro Psico-sociale) di Parabiago

Fatti di cronaca nera come questi sono diventati così comuni da non farci più caso, ma analizzandoli a fondo scopriamo che in un gran numero di essi c’è un trattamento psichiatrico in corso.

D’altronde, come spiegare le sempre più frequenti sparatorie nelle scuole? Ai tempi del Far West, quando le armi erano liberamente custodite vicino al caminetto, tutto questo non accadeva.

Che dire delle storie, quotidianamente presenti su rotocalchi e giornali, di ragazzi che in preda a un raptus uccidono i loro genitori? Come il caso di una 34enne, seguita dai centri psicosociali, che uccide la madre a pugni.

Si tratta di persone gravemente depresse, ma ciò non spiega tali eventi. E’ un dato scientificamente provato che gli stessi psicofarmaci possono condurre a effetti indesiderati quali violenza e suicidio. Nella Faq (domande poste frequentemente) dell’Agenzia Italiana del Farmaco si legge chiaramente quanto segue: “I comportamenti correlati al suicidio (tentativo di suicidio e ideazione suicidaria) e l’ostilità (prevalentemente comportamento aggressivo, comportamento oppositivo e rabbia) sono stati osservati più frequentemente negli studi clinici condotti nei bambini e negli adolescenti trattati con tali antidepressivi, rispetto a quelli che avevano ricevuto il placebo”. [1] Nonostante tali sostanze riportino nei foglietti illustrativi la possibilità di effetti collaterali come tendenza al suicidio e atteggiamenti violenti, continuano ad essere largamente diffuse, specialmente in età scolare. L’FDA (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali americana), fin dal 2004, ha imposto alle industrie farmaceutiche di aggiungere una black box sulle confezioni di antidepressivi (un riquadro nero di avvertimento), perché potevano causare pensieri suicidi. [2]

Le azioni legali per suicidi e omicidi, contro i produttori di Prozac, Zoloft e Paxil, sono ormai più di 200. Ciò che manca è una conoscenza adeguata del problema: bambini ancora troppo piccoli per fare scelte consone, vengono sottoposti a trattamenti con sostanze che sono in realtà droghe, molto simili a quelle da strada, vendute però legalmente. La vera causa del problema, spesso famigliare o alimentare, quasi mai viene scoperta, perché è sicuramente più facile somministrare una pasticca, che di certo all’industria farmaceutica (e alle sue tasche) male non fa!

Quasi giornalmente la psichiatria fa affermazioni di nuove scoperte di sindromi o disturbi, eppure non si procede ad appurare i fatti, non si confrontano i risultati dei trattamenti mentali esaminando gli effetti sulle persone. Da anni la psichiatria si pone quale risolutore di problemi sociali: droga, istruzione, crimine, se si osservano le statistiche in questi campi si riscontra che anziché avere dei miglioramenti si hanno peggioramenti, ai quali si aggiungono le continue campagne di allarmismo sui numerosi e sempre nuovi disturbi mentali che colpiscono migliaia di persone, e ciò motiverebbe finanziamenti continui, coi soldi pubblici, per “prevenire” ripercussioni future.

Resta un aspetto alquanto inquietante al quale si dovrebbe rispondere: perché se un medico sbaglia un intervento ne deve rispondere mentre in psichiatria la responsabilità è della persona che era in trattamento? Oltre al danno perfino la beffa…

Riteniamo sia ora che la magistratura incominci a prendere in considerazione il fatto di indagare questi numerosi casi per poter anche legalmente attuare delle avvertenze sull’abuso della somministrazione di psicofarmaci che negli USA sono state rese obbligatorie perché motivate ufficialmente, e finalmente poter snidare il vero colpevole che molto spesso non è chi potrebbe sembrare in apparenza.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani che da anni combatte gli abusi nel campo della salute mentale, consiglia alle persone di chiedere i riscontri clinici delle diagnosi che vengono loro fatte, le evidenze scientifiche, di informarsi sui trattamenti proposti e sugli effetti collaterali dei farmaci prescritti.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

26 07 2009
Saulo

Volevo commentare l’affermazione dell’insegnante sulla dislessia. Per prima cosa è un copia e incolla dato che lo stesso “commento” è stato postato anche su altri siti.
Inoltre l’insegnante dice: “I ragazzi e le ragazze dislessiche, malgrado gli sforzi a cui si sottopongono non riusciranno mai ad avere prestazioni “basse” simili ai compagni che non presentano la loro difficoltà.” Non ci sono dimostrazioni scientifiche né della dislessia, né di questa affermazione. Sono tutte teorie e non c’è alcun consenso scientifico sulle cause. Ci sono solo dei test psiconeurologici che non dimostrano la presenza di problemi genetici, del sistema nervoso, ecc. Dimostrano solo che il bambino ha problemi di lettura, come si fa poi a dire che questa è una malattia è incomprensibile (se non si prendono in considerazione gli interessi economici alla base di questa deduzione “scientifica”). Con una breve ricerca su Internet potrete scoprirlo personalmente.
Conosciamo tutti l’effetto placebo in cui le persone migliorano nonostante stiano ingerendo una pillola di zucchero. In questo caso si tratta di un effetto placebo al contrario. Se diciamo a un bambino che è malato e che non riuscirà mai a leggere come gli altri nonostante tutti gli sforzi che farà non facciamo altro che convincerlo del suo handicap e spingerlo nell’emarginazione. Vogliamo veramente dare i nostri ragazzi in mano a questi psichiatri, psicologi e quant’altro che senza nessuna prova scientifica vogliono lucrare sulla loro pelle?
Gli interessi economici in gioco sono enormi, stiamo dando lavoro a un enorme macchina fatta di studi, ricerche, libri, convegni, consulenti, insegnanti di sostegno, misure compensative (computer) ecc. per creare una schiera di handicappati che finiranno per essere emarginati dalla società…
Perché non spendiamo tutti quei soldi per trovare delle strategie e metodologie didattiche che aiutino veramente i bambini che hanno problemi di lettura al fine di permettere loro di imparare a leggere, scrivere e far di conto che è la finalità vera della scuola?

26 07 2009
Saulo

Volevo rispondere anche a Davis.
Ho avuto la fortuna di chattare con alcuni cinesi. Le limitazioni di Internet sono enormi in Cina. Il potere limita l’accesso a moltisssimi siti e le informazioni trapelano con molta difficoltà. In Cina non si riesce proprio ad accedere a certi server o siti…
Questa “presunta malattia” è sostenuta anche da motivi politici. Un internauta è anche un potenziale dissidente dato che avrà accesso e potrà diffondere informazioni che il regime non desidera.

31 08 2009
vascello

Ricevo e pubblico questa lettera sull’argomento.
Caro direttore,
recentemente ho letto alcune lettere di cittadini, insegnanti e genitori che comunicavano la loro preoccupazione circa i cambiamenti che si stanno verificando all’interno della nostra scuola e che ne stanno snaturando completamente il suo vero significato: essere un luogo di istruzione ed educazione. Poi qualche giorno fa un altro articolo dal titolo “In Sicilia la fabbrica degli insegnanti di sostegno” (www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=374981) ad un certo punto affermava “E che dire di una criptica diagnosi siglata “Nac”? Nessuna nuova malattia che sfugge ai medici. Nac sta per “non altrimenti certificato” Una patologia inventata su misura per compiacere qualche scuola che ha bisogno di piazzare un insegnante, a qualunque costo”…. “A Enna c’è qualcosa di ancora più esilarante. Era stata accertata dalla Asl una “grave difficoltà di apprendimento della lingua italiana” Ma i medici si sono dimenticati di specificare che il bambino era arabo”.
Incredibile, ma vero!
A causa di interventi di carattere psichiatrico nella scuola ora gli errori di calcolo, di scrittura, di ortografia o la troppa vivacità sono diventati disturbi e se una volta di fronte a delle normali difficoltà c’era il continuo esercizio e più ore venivano dedicate alla lingua italiana e alla matematica, ora come soluzione si sottopone il bambino a dei test cognitivi ed il gioco è fatto!
Io ritengo che per poter imparare qualsiasi cosa sia a scuola che nella vita ci voglia perseveranza, persistenza, duro e continuo esercizio. Un esempio potrebbe essere quello di un bambino che vuole imparare a suonare il pianoforte: lui inizia con il solfeggio, attraverso esercizi su esercizi incomincia a suonare le prime note, finché riuscirà, prima o poi, a suonare brevi e semplici melodie e a fare accordi. E qualora lui dovesse incontrare delle difficoltà nel suo percorso musicale non farà altro che tornare indietro e continuare con il suo allenamento. Non verrà fermato al primo fallimento o al secondo, dicendogli:”Tu non sarai mai in grado di suonare il pianoforte”. “Ora faremo un test”, ma lui verrà incitato a continuare, sino a quando otterrà il tanto agognato sogno: suonare il pianoforte! E così lui vincerà. E se anche non dovesse raggiungere il suo obiettivo, non verrebbe in ogni caso considerato affetto da “disturbo della musica”.
In qualità di insegnante con mio grande sgomento recentemente sono stata testimone diretta di un episodio increscioso accaduto proprio nella mia classe: alcuni mesi fa sono venuta a sapere attraverso una lettera arrivata nella mia classe che i genitori di un mio alunno si erano rivolti ad un centro per una valutazione cognitiva e logopedia, relativa ad alcune difficoltà nell’ambito dell’apprendimento scolastico, difficoltà sottolineo normalissime che qualsiasi scolaro potrebbe incontrare nel suo percorso didattico, a maggior ragione giustificabili nel mio alunno, se si fa presente che nella classe di cui sono ora titolare, in prima è mancata una figura stabile di riferimento nella lingua italiana. Sovente i bambini venivano alloggiati in altre classi del plesso, con tutte le problematiche didattiche che da questo ne sono derivate.
Nella lettera delle due specialiste, una logopedista e una psicologa, non erano allegate le prove vere e proprie somministrate all’alunno, ma venivano riferiti soltanto i punteggi relativi alle stesse e in essa veniva affermato che erano da considerarsi patologici i punteggi al di sotto del -2.
Faccio presente che le due esperte, prima di somministrare le prove di calcolo, scrittura e competenza ortografica al mio alunno fatte tra dicembre e gennaio, non avevano MAI contattato né me, né tanto meno le altre colleghe della classe per informarsi sul percorso didattico-educativo intrapreso dal bambino, sulle unità di apprendimento svolte durante l’anno scolastico in corso e negli anni precedenti, sui progressi da lui raggiunti, sul rapporto del bambino con i compagni di classe e con le insegnanti.
Inoltre la logopedista si era permessa di interferire nella conduzione dell’attività didattica, mettendo per iscritto sul diario dell’alunno quale azione fosse più giusta e quale lei ritenesse sbagliata. Questi “esperti” si sono sostituiti completamente al ruolo di noi insegnanti, dettano leggi e regole, si erigono a “gli intoccabili”, come se fossero al di sopra delle parti.
Una parte della psichiatria dichiara che questi disturbi (dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia) esistono e sono disturbi di carattere neurologico, mentre altri psichiatri e psicologi affermano l’esatto contrario. Dove sono le prove di laboratorio che dimostrano la veridicità dell’esistenza di questi “disturbi”?
La logopedista nell’unico colloquio avuto disse che lei era contraria ad etichettare i bambini, ma, contraddicendosi, continuava affermando che lo aveva fatto per salvaguardare l’alunno quando frequenterà la scuola media. Questa sua affermazione mi ha lasciata attonita! E’ come dire che lei era consapevole che il problema fosse la scuola, in questo caso la scuola secondaria di primo grado ma, se si etichetta il bambino, i professori della scuola media potranno fare qualcosa per lui! Ora questa logopedista, a detta della mamma, segue il mio alunno a pagamento.
Ritengo che il disegno di legge sulla dislessia, che ha ricevuto parere favorevole dalla Commissione Istruzione del Senato recentemente, sia un pericolo reale per tutti i nostri bambini, che non hanno bisogno di bolle o etichettature come al tempo del nazismo! Hanno invece bisogno di educazione e istruzione, che siano il risultato dell’attività degli insegnanti in collaborazione e con il sostegno dei genitori e della capacità di apprendimento da parte del bambino, attraverso tutti gli strumenti di cui l’istituzione scolastica dispone all’interno di essa. Ed è proprio all’interno di essa che si devono ricercare le cause di un’istruzione in decadimento e di una dispersione scolastica in continuo aumento!
Chi di noi nel nostro trascorso scolastico non sarebbe stato etichettato per qualche difficoltà?

Antonella Marzaroli

10 12 2009
Antonio Leoni

Ricevo via e.mail e rinvio al dibattito in corso

Psicofarmaci come metodi di controllo

Da trattamenti psichiatrici, già di per sé lesivi, gli psicofarmaci sono diventati metodi di controllo e punizione. La metà degli immigrati nei Centri di Identificazione e Espulsione è sotto psicofarmaci [1] e l’abuso di queste sostanze nelle carceri è, a dir poco, allarmante. Non si ha nemmeno il diritto di essere informati sugli effetti collaterali, i foglietti illustrativi restano in infermeria. Manuel Eliantono, in una lettera alla madre, scrive: “Mi riempiono di botte e di psicofarmaci”. Viene trovato morto per arresto cardiaco. Senz’altro vi furono percosse e violenze, ma soprattutto, come spiega la madre: “farmaci somministrati con la forza, farmaci tossici per il suo fegato malato in dosi esagerate”.

Stessa sorte per Giuseppe Uva, condotto in caserma e poi trovato il giorno seguente in condizioni orribili dalla sorella. “Non ci sembrava neanche nostro fratello” spiega in un’intervista, “aveva la testa con sotto quattro cuscini, era coperto da un lenzuolo, una flebo e russava in un modo che praticamente non era russare, perché lì c’era qualcosa che lui… ormai lo stava lavorando la morte”. Poche ore dopo, il tragico annuncio: Giuseppe è morto, il cuore non ha retto. Gli erano stati somministrati Tavor, En e Solfaren, che secondo il decreto dei dottori gli hanno bloccato il battito cardiaco.

Nei Centri di Identificazione e Espulsione forse capita persino di peggio. I detenuti si sono ormai abituati a repressioni, rivolte e suicidi. Gli psicofarmaci, come apprende l’avvocato Paolo Cognini da un assistito, vengono messi persino nel cibo. Senza alcuna cautela riguardo agli effetti collaterali, a volte mortali. Come nel caso di Hassam Nejl, trovato morto nella cella, a cui era stato somministrato un miscuglio di metadone e calmanti. Secondo il referto, una concausa del decesso per arresto cardiaco.

Gli psicofarmaci sono diventati un’arma per reprimere con la forza il comportamento delle persone, per offuscare le menti e rendere le persone zombi, facili da controllare. L’articolo 5 della Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo recita: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”. Se l’Italia non intende fare un passo indietro e finire nella lista dei paesi che non rispettano i diritti umani, dovrà compiere uno sforzo notevole ma necessario, per porre fine a simili pratiche disumane e degradanti.

Davis Fiore

14 12 2009
vascello

Riceviamo e trasferiamo al blog sulla delicatezza degli interventi un uso massiccio di psicofarmaci

Caro direttore,
In cura da 10 anni… Aggredisce il Premier!

Ecco la notizia dell’aggressione al Premier Silvio Berlusconi da parte di un giovane non appartenente ad alcun schieramento politico di opposizione o comunque antagonista al Popolo delle Libertà. Tralasciando le dichiarazioni dei vari esponenti politici di entrambi gli schieramenti, volti in gran parte a sottolineare come il clima già infuocato del dibattito politico degli ultimi tempi abbia scatenato questo improvviso “raptus” di violenza, ritengo che la vera causa di un atto di tale gravità sia da ricercare al di fuori dalle schermaglie tra i partiti cui assistiamo quotidianamente sui media.
Subito dopo l’accaduto, infatti, si è venuto a sapere che l’aggressore era in cura da ben dieci anni per “problemi psichici”.
Beh, se questi sono i risultati, mi chiedo in cosa siano consistite queste presunte “cure”. Per definizione una cura è un’azione terapeutica che si intraprende al fine di eliminare condizioni psico-fisiche non ottimali. In questo caso mi sembra di capire che non ci sia stata effettivamente alcuna cura, visto il comportamento estremamente irrazionale e pericoloso attuato del giovane.
Quel che più mi colpisce è il quotidiano stillicidio di reati, crimini e violenze perpetrati non da delinquenti, ma da onesti cittadini che, nella quasi totalità dei casi, al momento del reato si trovava “in cura” per i più svariati “disturbi” mentali presso diversi “centri” atti al recupero di tali malattie.. Ma, mi domando, se tali persone sono in cura e, quindi, si presume, sulla via della guarigione, perché si manifestano sempre di più questi comportamenti? Dovrebbero star meglio e quindi ridurre il rischio di manifestare delle compulsioni violente!!
Da alcuni anni è in corso un acceso dibattito riguardo gli strumenti terapeutici che psicologi, psichiatri e assistenti sociali utilizzano al fine di curare chi soffre di “disturbi” e malattie mentali. In particolare il malcostume di prescrivere pesanti farmaci psicotropi dagli ormai comprovati effetti collaterali devastanti, da fenomeno circoscritto ai soli USA, è diventata una prassi abituale anche in Europa ed in Italia. Non c’è quindi molto da stupirsi che una persona apparentemente “tranquilla” e “normale” possa, a causa dell’utilizzo di sostanze psicoattive, assumere di colpo comportamenti violenti e mettere in tal modo a repentaglio la propria e l’altrui incolumità, col rischio di rovinare a causa di un gesto sì avventato, ma fuori dal proprio controllo, il resto della propria vita.
M.G.

24 01 2010
Natale Adornetto

N.B. Il “commento” che leggerete, è impostato in quel modo perché in pratica è un post inerente la lettera aperta che ho fatto nel mio blog.
————————–
Ho trovata pubblicata un’interessante, importante ed illuminante lettera aperta scritta da genitori ed insegnanti. La voglio riportare qui, e poi inoltrare il post a tutti i miei contatti, poiché mette bene in evidenza parecchi nodi cruciali di determinate faccende.
Si è tanto parlato della famigerata etichettatura psichiatrica per bambini vivaci e svogliati, la cosiddetta ADHD – sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Si è tanto lanciato l’allarme su questa spada di Damocle che pende sulle teste di bambini ed adolescenti – che si vorrebbe etichettare come malati e rimpinzarli di psicofarmaci.
Però poco e niente è stato detto su altre “patologie”, su delle difficoltà che vogliono etichettare come disturbi mentali. I genitori e gli insegnanti che hanno scritto la bella e vibrante lettera aperta – che condivido e sottoscrivo in pieno -, si focalizzano per lo più sulla dislessia, sulla discalculia e sulla disortografia.
Tanto di cappello a chi ha scritto la lettera aperta. Le loro parole sono un insegnamento ed una lezione etica/pedagogica che tutte le persone dovrebbero far proprie.
Non posso sapere perché questi insegnanti e genitori non hanno parlato dell’ADHD (ma il motivo è ininfluente in questo contesto, e quello che ora dirò, non intacca per niente il valore ed il merito della loro lettera aperta). Mi auguro però che in loro nei confronti dell’ADHD, ci sia lo stesso atteggiamento mentale e la stessa disposizione d’animo che hanno per ciò di cui hanno parlato.
Qui non li riporto, ma sono da leggere anche tutti i commenti fatti alla lettera aperta.

Prima di lasciarvi alla lettera, voglio fare delle notazioni e delle considerazioni.
Intanto, come prima cosa, sono assolutamente da evitare etichettature di “disturbi mentali”. Poi, se proprio non rimane altro, solo come estrema ratio e ultima spiaggia si deve ricorrere a mezzi ausiliari, e ciò, nel caso, solo dopo molto tempo e solo dopo aver provato “di tutto” con tanta pazienza. Se una persona ha un problema al piede, gli si deve far fare la giusta riabilitazione, non fornirgli da subito una stampella, perché allora rimarrà con la stampella a vita. L’unico modo per acquisire o recuperare un’abilità, è sfruttare il giusto momento, perché allora passato questo, non ce ne sarà più un altro. “Ma ci vogliono 3, 5, 7 mesi”. Anche 7 anni se necessario.
Arrivando intanto al sodo, sappiamo bene le persone che abbiamo compiuto determinati studi che per ogni specifica abilità c’è uno specifico periodo per apprenderla ed acquisirla, e che finito questo tempo, quella specifica abilità non la si potrà apprendere mai più. Non mi sto inventando nulla. Sono cose verificate con specifici studi e con osservazioni, ed hanno a che fare con lo sviluppo neurologico. È come imparare ad andare in bicicletta. Se non si impara da piccoli, non si imparerà più, se non si va da bambini in bicicletta, non lo si imparerà mai. Lo stesso discorso è valido anche per imparare a leggere. Passata l’età, è solo tempo perso e rabbia provarci, specie da adulti. Non so se qualcuno di voi ha visto il film con Robert De Niro su questo tema. È così è per le tante altre cose.
Ora, qual è il rischio e a cosa si deve stare attenti?
A quello che ho detto.
Se al “primo allarme” ad un bambino vengono forniti mezzi ausiliari, il risultato sta nelle premesse. Un bambino potrà cadere venti volte dalla bici, ma se gli si impedisce di risalirci o gli si dà il triciclo perenne, è ovvio che non imparerà mai ad andare sulla bici a due ruote e da solo.
E poi qui viene anche facile e comodo dire che la colpa è del bambino e della sua disabilità, no? Mi viene da pensare agli psichiatri e alle psichiatre, che accollano alla persona e alla sua “malattia mentale” gli effetti invalidanti degli psicofarmaci.
È ovvio che se ad un bambino viene preclusa una normale via di apprendimento, quella abilità non l’acquisirà mai, rimarrà dov’è, o peggiorerà. E quando la frittata è fatta, chiunque ha facile gioco nel farsi credere dicendo che la causa di tutto è la “disabilità”, stornando l’attenzione dall’intervento effettuato. Dopo un paio d’anni, chi mai potrà verificare qual’era la reale situazione iniziale del bambino?
Mi ricordo di una mia professoressa delle medie. Era contro la calcolatrice. Non ci impediva di usarla, ma avrebbe voluto che non la usassimo. Ci diceva che se avessimo usato solo e sempre la calcolatrice, anche per conteggi semplici, avremmo perso la capacità a fare mentalmente e da soli i conti, che si rischia che poi anche per un banale conteggio ci si debba avvalere della calcolatrice perché non si riesce più a farlo coi propri personali e naturali mezzi.

Natale Adornetto – Dottore in psicologia (N.B. Non mi firmo mai come dottore, preferisco evitarlo. Su mille volte che ho scritto, l’ho fatto solo in pochissime occasioni, quando era d’uopo metterlo, e qui ritengo che lo sia).
—————–
Il post poi continua con la trascrizione della lettera aperta

29 08 2011
vascello

Ricviamo e pubblichiamo un ulteriore aggiornamento su una situazione ormai drammatica negli USA e pressoché uguale in Italia:

Pharmageddon: i farmaci da prescrizione stanno uccidendo la gioventù americana

di J. D. Heyes

Nessun genitore vuole perdere un bambino, ma quando uno muore a causa di qualcosa che dovrebbe essere molto prevenibile, il crepacuore e la tragedia si aggravano. Questo, sempre più spesso, succede con i farmaci da prescrizione: stanno uccidendo i nostri giovani.

Sarah Shay e Kissick Savannah, di Morehead, nel Kentucky, migliori amiche fin dal liceo, sono entrambe vittime di quello che gli esperti e la Casa Bianca stanno descrivendo come un’epidemia di decessi da farmaci da prescrizione. Sarah è morta nel 2006 alla tenera età di 19 anni, Savannah appena tre anni più tardi, a 22.

Dal momento che i farmaci che stavano usando erano stati prescritti da medici, alcuni esperti ritengono che questi farmaci comportino una sorta di legittimità. Ma il fatto è che se ne verifica un abuso sui giovani, proprio come fossero droghe da strada – e anche di più, in alcuni casi.

“Non credo che i ragazzi abbiano idea di come questi farmaci creino dipendenza,” ha detto Karen Shays alla BBC in un’intervista. “Prima ancora di saperlo, bam! Sono dipendenti.”

Di farmaci come Xanax, Ossicodone, Klonopin e Hydrocodone c’è un regolare incremento dell’abuso da parte di adolescenti e giovani adulti. Il problema è talmente grave – alcuni ragazzi si sono rivolti anche al crimine per procurarsi tali farmaci – che lo stato del Kentucky ha istituito dei centri di riabilitazione, dove un numero enorme di tossicodipendenti – il più alto che mai – vengono ricoverati.

Tutto sommato, è come una sorta di Armageddon, ma con farmaci da prescrizione – una sorta di “pharmageddon”, se si vuole, come evidenziato dalle prigioni strapiene e confermato da funzionari statali.

“Credo di poter tranquillamente dire che oltre l’80 % dei detenuti nel centro di detenzione regionale di Pike County sono lì per qualcosa che ha a che fare con la loro dipendenza da farmaci da prescrizione” afferma Dan Smoot, direttore di un programma chiamato Unite – un nuovo ed innovativo programma anti-droga che combina indagini di polizia, trattamento e l’istruzione.

Uno studio dal titolo “Gli anni dell’adolescenza e i farmaci da prescrizione” cita: “L’abuso intenzionale dei farmaci da prescrizione, come antidolorifici, tranquillanti, stimolanti e sedativi, per ottenere uno sballo, è fonte di una preoccupazione crescente – soprattutto tra gli adolescenti: tra i giovani di età tra i 12 e 17 anni, i farmaci da prescrizione sono diventati la seconda sostanza illegale più abusata appena dopo la marijuana” e continua ” ci sono segnali preoccupanti: i ragazzi guardano all’abuso di farmaci da prescrizione come più sicuro di quello delle droghe illegali, e i genitori non sono a conoscenza del problema.”

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani raccomanda di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per se stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche e richiedere l’applicazione del consenso informato secondo il Codice di Deontologia Medica art. 33, 34 e 35.

11 01 2013
percocet

Hmm is anyone else encountering problems with the images on this
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Any responses would be greatly appreciated.

15 04 2013
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28 05 2013
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28 07 2013
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18 10 2013
baby cribs

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Maybe you could write subsequent articles referring to this article.
I desire to read even more issues approximately it!

2 07 2014
despicable me minion rush hack

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Lettera aperta di un gruppo di genitori ed insegnanti, la sottoscrizione è aperta No alla scuola in mano ad aziende farmaceutiche e psichiatri | Il Vascello blog

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